Laura Galvagni
Sai, Mediobanca e Premafin dovevano lanciare l'Opa su Fondiaria. Ciò non è avvenuto e agli ex soci spetta dunque un risarcimento. E' la sentenza emessa ieri dall'ottava sezione del Tribunale civile di Milano, e anticipata da Radiocor, che ha condannato Piazzetta Cuccia e la finanziaria della famiglia Ligresti a versare ad alcuni ex azionisti della compagnia fiorentina, tra cui il fondo Liverpool, circa 20 milioni di euro (più gli interessi compensativi e quelli moratori), pari 2,38 euro per ogni azione posseduta.
Questa è la quinta causa promossa da altrettanti diversi gruppi di ex azionisti Fondiaria che ottiene il favore del primo grado di giudizio. Parere che però, in due casi, gli altri sono ancora in discussione, è stato ribaltato in Corte d'Appello che ha accolto invece le posizioni di Mediobanca e Premafin. E in Corte d'Appello finirà anche questa sentenza per la quale Piazzetta Cuccia e i Ligresti hanno chiesto la sospensione dell'esecuzione. Toccherà quindi alla Cassazione dare un'interpretazione definitiva della vicenda.
Per ora, agli atti resta quest'ultimo giudizio del Tribunale di Milano ottenuto a seguito del ricorso promosso da una sessantina di soci Fondiaria. A sostenere in Tribunale le ragioni degli azionisti ci ha pensato lo Studio Nunziante-Magrone, supportato da Deminor, intervenuto per raccogliere e difendere gli interessi dei piccoli soci. Quanto ai contenuti della sentenza, il Tribunale sostiene che «Mediobanca aveva interesse a far pervenire in mani amiche il controllo esercitato da Montedison su Fondiaria». Sai, da parte sua, «non solo era interessata a un'aggregazione» con Fondiaria, ma anche «ad evitare che questa potesse finire nell'orbita di Toro Assicurazioni». Per Mediobanca, invece, «l'acquisizione di Fondiaria da parte di Sai non costituiva solo lo strumento per difendere la partecipazione di Fondiaria in Mediobanca e in Generali, ma per rafforzare la sua posizione dominante in un campo dove esercitava già un'enorme influenza tramite il sostanziale controllo» del Leone di Trieste. Per Premafin, infine, l'acquisizione rappresentava «lo strumento per dare vita al più importante gruppo assicurativo italiano nel ramo danni, in una logica di gestione famigliare riconducibile alla famiglia Ligresti». Per questo il Tribunale arriva a concludere che solo nel contesto di un'operazione concertata con Mediobanca per il controllo di Fondiaria «possono avere un senso, anche economico, il prezzo pagato a Montedison e l'esborso di una caparra penitenziale di 500 miliardi di lire, nel caso in cui l'Isvap avesse opposto ostacoli all'acquisto». I fatti risalgono a inizio luglio 2001, quando in contemporanea alla scalata di Italenergia su Montedison, la Sai controllata da Salvatore Ligresti attraverso la Premafin, formalizzava a Montedison un'offerta irrevocabile per l'acquisto del 28,7% di Fondiaria Assicurazioni.
LA VICENDA
Le tappe
Le origini di questa causa risalgono al primo luglio 2001, quando, in contemporanea alla scalata di Italenergia su Montedison, la Sai controllata da Salvatore Ligresti attraverso la Premafin, formalizzava un'offerta irrevocabile di acquisto alla Montedison per il 28,7% di Fondiaria Assicurazioni. Questa offerta di acquisto, secondo i soci di minoranza era basata su un patto occulto supposto tra Mediobanca e Sai che grazie all'intervento dei cosiddetti «cavalieri bianchi» riuscì a raggiungere il controllo di Fondiaria eludendo l'obbligo di lanciare un'Opa totalitaria. Di qui la reazione di alcuni piccoli azionisti che hanno promosso, in cinque gruppi differenti, altrettante cause. Tutte hanno ottenuto parere favorevole nel primo grado di giudizio. Sentenza che in due casi, gli altri sono ancora in discussione, è stata ribaltata in Corte d'Appello.