23/02/2009 TOPLEGAL
TERZO MA NON INCOMODO

TERZO MA NON INCOMODO

BUSINESS E SOLIDARIETÀ | E L'IMMAGINE CI GUADAGNA Dal settore del no profìt opportunità per i legali esperti di problematiche fiscali e per chi segue la trasformazione degli enti pubblici in enti privati non economici Lo chiamano "terzo settore" e tra le aree d'attività degli studi legali occupa una posizione che sta ben al di sotto del podio. Eppure sono numerosi quelli che al no profit dedicano, se non un vero e proprio team, almeno le energie di professionisti specializzati. Vuoi perché per qualcuno il no profit è una passione antica, vuoi perché il settore di problematiche su cui lavorare ne offre diverse. E se gli introiti sono ben inferiori a quelli garantiti da altre aree, a premiare è il riscontro in termini di immagine. Lo Studio Camozzi Bonissoni Varrenti (oggi CBA) ha recentemente rafforzato il comparto, che già poteva contare su Salvo Pettinato. Ora accanto ad Alberto D e Nigro, Laura Bellicini e Marco Moretti, partner esperti di problematiche del terzo settore, vi sono gli associati Antonio Cuonzo, Giovanna Cosenz e Claudia Spampinato. Tra i clienti, Telethon, Medici senza frontiere, Coldiretti, leo e Amnesty International. «Gli enti no profit spesso si rivolgono a uno studio legale», spiega Pettinato, «a causa della presenza in Italia di una legislazione confusa e soggiogata allo strapotere delle autorità fiscali. La qualifica di onlus viene infatti riconosciuta sulla base della legge Zamagni 460/97, che prevede sì regole orientate al solidarismo, ma per la quale la decadenza dalla qualifica rimane legata a questioni esclusivamente fiscali. Attualmente assisto una importante onlus che il fisco equipara a una società di trasporti per il fatto che i soggetti svantaggiati che ne beneficiano contribuiscono con una quota che viene considerata come frutto di attività commerciali: di qui oltre 190 procedimenti aperti in tutta Italia, con il rischio che la onlus debba chiudere. È necessario che l'Agenzia per le onlus diventi un'Authority in grado di dire la parola definitiva sulla sussistenza dei requisiti per la qualifica di onlus, e che il fisco si limiti a fare il suo mestiere». Le problematiche fiscali sono centrali pure per Sergio Vaglieri partner dello studio Verna: «Le organizzazioni no profit», spiega, «sono una vasta platea: comprendono fondazioni, associazioni, Ong, comitati, cooperative e anche enti che nel mondo del no profit si inseriscono per ricavarne un profitto. Oltre al problema di distinguere tra veri e falsi no profit, ve n'è uno legato alla deducibilità fiscale delle donazioni: le aziende non si fidano fino in fondo quando si tratta della deducibilità di una donazione e finiscono per privilegiare le sponsorizzazioni». Esperto di fondazioni e associazioni, Vaglieri collabora con enti attivi nella ricerca scientifica (come le Fondazioni Veronesi e Recordati), in campo culturale (Museo nazionale della scienza e della tecnologia "Leonardo da Vinci", Fondazione Corriere della Sera), in campo artistico e con l'associazione Amico Charly onlus, che si occupa di disagio giovanile: «Faccio parte dello studio dal 1999, ma in precedenza avevo acquisito per "eredità" la consulenza per enti no profit dei quali mio padre si occupava negli anni Sessanta. Questo bagaglio culturale l'ho portato in eredità allo studio Verna, dove è stato accolto con favore. Il settore è poi cresciuto a dismisura in particolare dopo che la legge Zamagni ha introdotto la qualifica di onlus. Il ruolo del legale è spesso quello di revisore dei conti e comunque a fianco dell'ente, più collaborativo che ispettivo. Quanto ai compensi, il concetto dell'equa remunerazione esiste per quanto possibile anche nell'ambito del no profit ed è giusto così: le associazioni che basano l'intera attività sul volontariato normalmente non funzionano». Attivo nel no profit è anche lo studio Nunziante Magrone: «I due settori che curiamo», spiega il socio Angela Fulvia Maggio, «sono quello museale e quello delle Ong». Infatti, secondo quanto risulta a Toplegal, lo studio si è occupato della costituzione del Museo "Carlo Bilotti" di Roma e, nel settore medico-sanitario, assiste Vpm, Voce di popoli nel mondo, consorziato con l'Ao Forlanini. I referenti sono Maggio a Roma e Stefano Vercesi a Milano: nello studio capitolino l'attenzione al no profit è nata cinque anni fa proprio per impulso dell'avvocato Maggio, mentre nel capoluogo lombardo la "scoperta" risale a un paio d'anni fa. Attualmente lo studio segue il Museo d'Arte e Scienza a Milano e, a Roma, la costituzione di un museo di auto d'epoca. Il settore «sta crescendo, perché anche le organizzazioni non governative medie e piccole sono sempre più attive nell'elaborazione di progetti. Se in passato a spartirsi i fondi a disposizione erano perlopiù le maggiori Ong, ora anche quelle minori elaborano progetti meritevoli di attenzione. A fornire poi opportunità di lavoro è la trasformazione in enti privati di molti enti pubblici non economici». Una buona parte del lavoro avviene su base solidale piuttosto che con l'applicazione di compensi predeterminati, ma a misurarli con altro metro i vantaggi comunque ci sono, con un ritorno d'immagine e la possibilità di entrare in relazione con aziende che sponsorizzano i progetti e con altre Ong. Specializzazione meno comune è il diritto dello sport: tra coloro che vi si sono ritagliati uno spazio, Guido Martinelli, dello studio legale associato Martinelli Rogolino di Bologna. Negli anni Ottanta si interessò, tra i primi in Italia, di due casi di tesseramento di giocatori di nazionalità italiana provenienti da una Federazione straniera: nella pallacanestro con il trasferimento di Giorgio Bucci da Siena a Bologna e nella pallavolo con Stelio De Rocco. Alla fine degli anni Ottanta, l'incarico di procedere allo studio di fattibilità e agli adempimenti successivi della Lega pallavolo serie "A" e poi della Lega rugby e della Lega hockey ghiaccio. Oggi l'attività dello studio, che conta su sei professionisti, è per P80% dedicata a sport e no profit. Dello staff è entrato a far parte anche Ernesto Russo, chiamato a occuparsi di diritto dello sport e che affianca Francesco Spadaro e Carmen Musuraca, esperti nell'area fiscale e nel diritto delle associazioni non sportive: «II problema principale delle società sportive dilettantistiche è legato alla presenza di una forte componente economica, limitata dal divieto dello scopo di lucro. Va infine segnalata, una disciplina antiquata, la 91/81 sul professionismo sportivo, e l'assenza di normative sull'attività dilettantistica». Una buona parte del lavoro viene effettuata su base solidale oppure con l'applicazione di compensi predeterminati Le aziende non si fidano della deducibilità di una donazione a una realtà no profit e privilegiano le sponsorizzazioni

   





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