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LA LUNGA STRADA VERSO LA PARTNERSHIP
DIVENTARE SOCI | IN MOLTI STUDI INTRODOTTE FIGURE INTERMEDIE COME JUNIOR, SALARY E LOCAL
Una selezione severa ma soprattutto la necessità di portare in dote, oltre a diversi anni di esperienza, almeno 1,5 milioni di fatturato rendono la nomina un obiettivo arduo In alcuni casi l'esame dell'avvocato prevede una due diligence e persino un'approfondita analisi psicoattitudinale
El'obiettivo per eccellenza. L'ambizione di ogni avvocato dal primo giorno in cui varca l'ingresso di uno studio legale. La causa di spin off, cambi di poltrona, soddisfazioni e insoddisfazioni. Si tratta della nomina a partner dello studio, il coronamento di una carriera senza macchia, che avviene attraverso l'acquisizione da parte del professionista di alcune quote dell'associazione professionale alla quale si lega nella buona e nella cattiva sorte. Ma l'ingresso nella partnership è tanto desiderato, quanto difficile da ottenere. I requisiti necessari per la nomina, infatti, riguardano non solo le qualità professionali del candidato, le sue capacità manageriali e di gestione del lavoro del team, ma anche e soprattutto, i clienti e il fatturato che è in grado di portare "in dote" allo studio. Si parla, secondo quanto risulta a TopLegal, di un valore che oscilla intorno al milione e mezzo di euro. Una cifra che, tuttavia, aumenta di pari passo con la profitability dello studio, perché, come osserva Marco Franzini, country head di Simmons & Simmons, «quando viene nominato un socio equity, aumenta il numero per cui vanno divisi gli utili e questo deve essere giustificato soprattutto come investimento per il futuro della law firm». Questo requisito finanziario è spesso inarrivabile per i più giovani che, anche se sono pronti al "grande salto" per quanto riguarda l'esperienza professionale maturata, non vantano ancora un portafoglio clienti così sviluppato. Per traghettare gli associate con una elevata seniority verso la partnership con la P maiuscola, quindi, la maggior parte degli studi italiani e internazionali hanno previsto nel percorso di carriera in una law firm (fanno eccezione Chiomenti e pochi altri studi che hanno solo soci equity), il passaggio da una partnership che può essere definita "light", che si basa su requisiti meno stringenti, tra cui quello finanziario che prevede un fatturato annuale variabile tra i 500mila euro e il milione. Le definizioni date a questi partner sono molteplici (junior, salary, locai, income, non equity e fixed, solo per citare le principali), ma si basano tutte sul principio di limitare il rischio, e di conseguenza la possibilità di profitto, del professionista. «Da noi esistono i soci equity e non equity», continua Franzini, «e la caratteristica è che in tutti e due i casi si tratta di partnership worldwide. Sono tutti soci della stessa associazione, con la differenza che i non equity hanno un trattamento economico deciso all'interno della practice di cui fanno parte e un bonus annuale che riflette l'andamento dell'anno. Ma la vera discriminante tra le due definizioni è che solo i soci equity votano sulle questioni che prevedono un rischio d'impresa, per esempio l'apertura di una nuova sede». Differente è il caso di Bonelli Erede Pappalardo, nel cui patto associativo sono previste tre categorie di partner differenti: junior, salary ed equity. «In tutti e tre i casi, si tratta di professionisti eccellenti che gestiscono in autonomia operazioni e rappresentano lo studio davanti al cliente», spiega il managing partner Alberto Saravalle. «Le differenze sono meramente interne e riguardano taluni diritti amministrativi e le modalità di remunerazione», continua Saravalle, che aggiunge: «Tipicamente, i soci junior hanno la stoffa per entrare nell'equity. Il tempo necessario per il passaggio è di circa due o tre anni». Differente è invece il discorso per i soci salary, «che hanno fatto una scelta di vita» afferma Saravalle e che preferiscono sottrarsi alla pressione tipica dell'equity per dedicarsi, per esempio, alla famiglia. Una categoria appena istituita da Bonelli e che è composta al momento da 2 dei 52 soci. Un altro modello è quello del Lockstep, che prevede l'accrescimento della quota del singolo socio anno dopo anno. Si tratta di un modello adottato a livello globale da molte strutture internazionali (in particolare anglosassoni), che scelgono combinazioni e formule differenti per determinare la quota di utili di ogni socio. Per esempio lo studio inglese Freshfields, che calcola gli scatti in base all'anzianità maturata, e non in base al fatturato individuale o alla performance dell'ufficio locale. Il vero motore del business sono dunque i soci equity, che portano sulle spalle il rischio dell'impresa studio legale. Come dimostra la complessità dell'iter necessario per arrivare alla nomina definitiva. «Le candidature vengono presentate dal national practice head in consultazione con il country head al partner appraisal committee (Pac), un comitato che si trova a Londra e che resta in carica tre anni», spiega il country head di Simmons. Il candidato deve presentare un vero e proprio business pian e viene intervistato a Londra dal Pac, che, in caso di valutazione positiva, distribuisce una recommendation sul candidato a tutti i soci, che devono dare il loro assenso. Nello studio Bonelli, invece, il candidato socio è l'oggetto di una vera e propria due diligence, svolta da una società di consulenza esterna, che prende anche in considerazione le caratteristiche psicoattitudinali del professionista. «Tra i requisiti per presentare la candidatura», commenta Saravalle, «c'è anche l'eccellenza nella relazione con lo staff e i col leghi. Il consiglio degli associati che analizza il fascicolo e che prepara un rapporto finale da inviare a ogni socio deve verificare anche questi aspetti». Diversa è invece la strategia adottata dall'americano Latham & Watkins, che in Italia conta 6 soci equity e 2 soci salary e a livello globale 580 membri dell'associazione. «Il percorso di crescita è uguale per tutte le sedi dello studio ed è pianificato e seguito dall'associate committee che provvede a monitorare le performance degli associate ogni sei mesi», spiega il partner Andrea Novarese. «Ci vogliono 8 anni per diventare soci, ma già il sesto anno il professionista riceve una indicazione sul suo futuro all'interno dello studio come counsel o socio. In Latham & Watkins i professionisti ammessi alla partnership hanno superato una vera selezione che avviene nel corso degli anni trascorsi con lo studio». 11 neo socio entra in una partnership globale (non esistono locai partners) attraverso l'acquisto di una piccola quota dell'equity e sottoscrive il partnership agreement. «Non si tratta di un processo complesso perché è una società tra professionisti», precisa Novarese. Non c'è invece una quota da versare per chi diventa socio di Orrick, ma solo un accantonamento di una piccola percentuale del compenso che verrà restituita con gli interessi a fine rapporto, dove tutti i partner sono equity e l'unica distinzione è fra i fully varìable - che percepiscono un compenso legato alla performance dello studio - e ìfixed, il cui compenso è legato alla performance personale. «I requisiti per diventare partner», spiega il managing partner Alessandfo De Nicola, «sono un'ottima preparazione giuridica, un certo numero di anni di esperienza (normalmente almeno 13-15 dalla laurea, ma si tratta di un dato indicativo), un'ottima capacità di relazione all'interno e all'esterno dello studio e la capacità di creare opportunità di lavoro. Non c'è un limite minimo di fatturato, tutto dipende dalle caratteristiche di ciascuno: ci sono professionisti con fatturati non altissimi ma con un'alta specializzazione tecnica e altri che hanno una maggiore capacità di generare fatturato». Il percorso è fatto di precisi step: «La proposta formale viene avanzata dal managing partner europeo e dal responsabile del practice group, per poi passare attraverso il comitato direttivo europeo, che a sua volta la "gira" a quello mondiale». Altro, il caso dei lateral hire: «Per le acquisizioni di nuovi soci due sono le situazioni possibili, il bisogno e l'opportunità. Il bisogno si crea quando lo studio ha un'area "scoperta" e si cerca una persona che abbia le caratteristiche adatte per entrare come partner. L'opportunità, invece, si realizza quando si prende in considerazione la candidatura di un professionista particolarmente brillante. Per un lateral hire ci deve essere prima il via libera della partnership italiana, poi quello del comitato esecutivo europeo e in fine di quello mondiale: lo chiamiamo "fishbowl" perché è una sorta di osservazione del candidato da parte di tutti come di un pesce in una boccia». B
Dopo una nomina aumenta il numero per cui vanno divisi gli utili e questo deve essere giustificato come investimento sul futuro della law firm
Marco Franzini
Modelli a confronto
Le qualifiche nei principali studi attivi in Italia
Allen & Overy Ashurst Bonelli Erede Pappalardo Carnelutti Chiomenti Cleary Gottlieb Clifford Chance CMS Adonnino Ascoli & Cavasola Scamoni Dewey & LeBoeuf Freshfields Gianni Origoni Grippo Latham & Watkins Legance Linklaters Lombardi Molinari e Associati Lovells Macchi di Cellere Gangemi Nctm Norton Rose Nunziante Magrone Orrick Pedersoli Rossotto & Partners Tonucci Willkie Farr & Gallagher
Tipicamente, i soci junior hanno la stoffa per entrare nell'equity. Il tempo necessario per il passaggio è di circa due o tre anni
Alberto Saravalle
Prima di un lateral c'è quello che in gergo si chiama "fishbowl": il candidato viene osservato come un pesce in una boccia
Alessandro De Nicola
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