25/03/2009
Legali a doppia cittadinanza

Legali a doppia cittadinanza

tAvvocati. I grandi studi della capitale si avvalgono del lavoro di professionisti specializzati all'estero Sono solo 28 quelli che esercitano a Roma con un titolo straniero APRIPISTA In città Leah Dunlop, inglese con background nelle privatizzazioni, è la prima ad aver acquisito l'abilitazione anche in Italia INVERSIONE DI ROTTA Gianmatteo Nunziante: «In questo momento però meglio essere forti nelle rispettive giurisdizioni e radicati nel territorio» Angela Manganaro Leah Dunlop è l'eccezione non ancora intercettata dalle statistiche. A Roma è l'unico avvocato che ha sia il titolo inglese sia quello italiano. Da un sondaggio del Consiglio nazionale forense presso gli Ordini provinciali non risultava, nella capitale, alla fine del 2007, alcun avvocato straniero con il doppio titolo. Invece l'anno scorso Dunlop, 49 anni, managing partner per l'Italia dello studio Lovells, solicitor in Inghilterra dal 1985, nella capitale dal 2000, dopo otto anni ha preso l'abilitazione. «L'idea era di restare in Italia tre, al massimo cinque anni per lo start-up degli studi di Milano e Roma - racconta - poi invece sono rimasta qui». Dai dati del Cnf risulta anche che gli avvocati stabiliti, cioè i cittadini comunitari che esercitano in Italia con il titolo acquisito in un altro Paese della Ue, sono mosche bianche: 28 contro i 20mila iscritti all'Ordine della capitale, il più affollato d'Italia. La direttiva comunitaria 98/5 (recepita con il decreto legislativo 96/2001), che riconosce il titolo del professionista in tutti i Paesi Ue, non ha creato concorrenza. E nelle altre città laziali le cose non cambiano: zero avvocati stabiliti e due con il doppio titolo solo a Latina e Rieti. Gli avvocati stranieri approdano a Roma grazie a curriculum fuori dal comune. Come Dunlop che ha iniziato a Londra nel 1983 da trainee in Lovells. E l'inserimento nella realtà romana non è stato troppo problematico. «All'inizio - spiega - sono stata affiancata e aiutata dal fatto che la riforma del diritto societario in Italia, la mia materia, è del 2004: ho imparato assieme ai miei colleghi. Ho scelto Roma perché nel mio background ci sono privatizzazioni e partnership pubblico-privato: era logico che iniziassi nella città in cui ci sono Governo e Autorità. Adesso mi occupo di operazioni nel settore delle energie rinnovabili. Anche in questocaso la capitale è geograficamente strategica perché la maggior parte degli impianti fotovoltaici ed eolici si trovano nel Sud». In altri casi il legame con il territorio è più labile e non si pensa a prendere il doppio titolo. Lluis Paradell, 41 anni, spagnolo, ha lavorato a Barcellona e Bruxelles e nello studio di Freshfields a Londra, otto anni fa si è trasferito nella sede di Roma. È specializzato in protezione degli investimenti di aziende che stipulano contratti con i Governi in campi come l'energia e l'estrazione del petrolio, soprattutto in Sud America. «Non ha molta importanza ormai- sottolinea - la città in cui si lavora, i clienti non ne danno. D'altra parte non è facile fare diritto internazionale in Italia se non si ha un grande studio alle spalle: il radicamento nel territorio è importante». E in nove anni ha visto cambiare il suo settore. «È sempre un mercato di nicchia, ma nei grandi studi sono aumentati i professionisti che se ne occupano». Ha lavorato a Londra, Tokyo e Hong Kong, Michael Dodson, 38 anni, laurea a Cambridge a Roma dal 2006. Partner dello studio Simmons & Simmons, si occupa nella capitale di mercati finanziari. «Non c'è un modo diverso di lavorare molto diverso tra Roma e altre capitali. L'approccio delle persone al lavoro è molto simile, direi comune. In un certo senso la comunità del business va oltre i confini nazionali». Chi ha fatto il percorso inverso, cioè gli italiani con curriculum internazionale, ha un master of laws, si specializza in un settore, ma non ha bisogno di prendere il titolo in un altro Paese. Fabio Brembati, master a Berkeley, partner e responsabile del desk francese in Italia dello studio Baker & McKenzie, ha curato gli interessi di Telecom Italia, Crédit agricole e della Banca centrale d'Algeria. Dal suo punto vista, la piazza romana «si è impoverita per le privatizzazioni che hanno spostato su Milano centri di potere che prima erano a Roma. E il tessuto industriale romano si è ridotto». Gianmatteo Nunziante, 45 anni, master in Banking and Finance Law alla London University, ha lavorato nello studio Slaughter and May a Londra. Nel 1998 fonda lo studio Nunziante Magrone che ha stretto alleanze con studi in Gran Bretagna, Francia, Germania e Spagna. «Ma il network internazionale - precisa Nunziante - in questo momento di rallentamento dei mandati dall'estero è solo parte della soluzione: gli studi devono essere forti nelle rispettive giurisdizioni e radicati nel territorio». Ha frequentato un master of laws alla Georgetown University di Washington Marco Berliri, romano, 39 anni, laurea alla Sapienza. Nella capitale americana ha lavorato tre anni prima nello studio Steptoe and Johnson, poi per Lovells, per il quale ora è a Romaresponsabile del team di diritto commerciale e dell'Ict. «Quando ho scelto questa specializzazione, nel '98, ero una specie di pioniere. Le problematiche legali legate al commercio elettronico erano praticamente sconosciute in Italia».

   





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