06/04/2009 ItaliaOggi Sette
Mio padre? È il primo competitor

Mio padre? È il primo competitor

Gianmatteo Nunziante, fondatore dello studio Nunziante-Magrone, racconta la sua carriera di legale Portare un cognome pesante e cominciare da zero è possibile Senza cercare la sfida a tutti i costi e curando a 360° i clienti Con l'obiettivo fotografico puntato addosso è difficile mantenere un atteggiamento rilassato e naturale, anche per un avvocato, e per vincere l'inevitabile imbarazzo bisogna pensare a qualcosa di piacevole, distensivo. Lo sguardo di Gianmatteo Nunziante improvvisamente si illumina, il volto si distende e si apre in un sorriso quasi beato. Finiti gli scatti di routine è la nostra prima domanda: a cosa ha pensato? «Alla piccola Hortensia...». E gli occhi tornano a brillare mentre ci racconta dei figli, della sua famiglia. Si è sposato giovanissimo, a 27 anni. «Fu un vero colpo di fulmine, conobbi mia moglie ad una festa e un anno e mezzo dopo eravamo sposati, avevo paura che ci ripensasse, era corteggiatissima, e mia suocera preferiva che aspettassimo...». Non è difficile capirne il motivo. Benché Gianmatteo Nunziante fosse il figlio di Gianni, il noto avvocato fondatore dell'omonimo studio «Ughi e Nunziante», e venisse da sei generazioni di avvocati, aveva scelto di cominciare da zero. «Ho lavorato un giorno solo nello studio di mio padre. Molti hanno pensato fosse un caso di "ribellione generazionale", di orgoglio o chissà quale conflitto ci fosse sotto. In realtà chi ci conosce entrambi sa che era la scelta più naturale, anche se la meno ovvia. Siamo contrari ad ogni forma di nepotismo, attiva e passiva, non avrei sopportato di far parte di uno studio per il nome e poi spesso chi fa pratica nello studio di famiglia non impara quanto potrebbe. Tuttavia non esiste una regola, ci sono casi in cui lavorare nello stesso studio funziona, altri, invece, in cui è meglio che padre e figlio siano separati. L'importante è fare le cose con naturalezza, maturità, senza assumere atteggiamenti di sfida. Certo, da mio padre non sono riuscito ad imparare i tecnicismi, ma il suo modo di porsi rispetto alla professione l'ho respirato sin da piccolo, ed ancor oggi, magari a pranzo, ci confrontiamo spesso sulle questioni generali. Però non scendiamo mai nel dettaglio, è una questione di rispetto verso i clienti ed i rispettivi soci: restiamo pur sempre competitor.». Nunziante ci racconta i casi storici che hanno segnato la sua carriera, come quello della Coca-Cola a Tirana, per le contraffazioni, o degli altri clienti che operavano in Albania: «Mi affascinava il clima avventuroso, l'imprevisto, il modo di interpretare l'impresa». Ma la svolta fu il fondo Liverpool, dove bisognava difendere gli azionisti di minoranza nella vicenda Sai-Fondiaria: «Un contenzioso che si trascina ancor oggi, che mi ha permesso di confrontarmi con colleghi di altissima levatura, mi ha fatto scoprire un filone del diritto a cui mi sono poi appassionato perché mischia l'aspetto professionale dell'alta finanza con quello etico della tutela delle minoranze. È scattata quella molla "idealistica" che deve caratterizzare la professione. Vede, oggi che con la crisi le operazioni "straordinarie" sono tornate ad essere l'eccezione e non la regola, si sta finalmente recuperando il rapporto con il cliente, una relazione continuativa e non sporadica, anche dal punto di vista umano. Troppo spesso il socio "anziano" vede il cliente solo quando entra per la prima volta nello studio, poi se ne occupano i collaboratori. A me non piace così. Voglio esserci, voglio farlo sentire tutelato, "coccolato", è la parte più difficile ma anche più bella del lavoro. Per seguire il cliente a 360 gradi devi avere una visione d'insieme su tutto, anche nel diritto, e quindi scendere nel dettaglio, quando serve, appoggiandoti a partner specialisti e non aprendo sedi in tutto il mondo. È un approccio generalista, forse in controtendenza, che ho imparato quando lavoravo a Londra, da Slaughter and May, uno dei cinque studi che formavano un tempo il 'Magic Circle', ma ci credo profondamente e alla lunga premia». Una filosofia impegnativa che però gli consente di vivere i clienti a tutto tondo. Come la British School at Rome, un'accademia d'arte attiva nel settore dell'archeologia, con cui, a latere della consulenza per la sponsorizzazione dei lavori di conservazione e restauro degli scavi di Ercolano, organizza una mostra in occasione del cocktail di Natale nello studio romano. Ma la passione per l'arte è un'altra eredità, questa volta del ramo materno che, a Salerno, produceva maioliche e piatti con dei caratteristici disegni floreali. Gli stessi che Nunziante che ha imparato a dipingere con l'acquarello ai tempi dell'università, rifugiandosi nella casa di Ravello, dove ancor oggi trascorre le vacanze tra «il profumo di limoni, i ricordi di famiglia, le radici, le ceramiche floreali...» sperando, un giorno, «di avere la forza, il coraggio ed il tempo» di proseguire un'altra tradizione di famiglia. Ovviamente, però, ricominciando da zero e a modo suo.

   





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