14/07/2009 Top Legal
SUL DEAL COME UN AVVOCATO

SUL DEAL COME UN AVVOCATO

INCHIESTA | VIAGGIO NEL MONDO DEI PRATICANTI D'AFFARI In una law firm il trainee ha l'opportunità di lavorare da subito su operazioni di valore elevato, ma il rischio è di essere "dimenticati" all'interno del gruppo degli aspiranti legali In tempo di crisi la fascia dei tirocinanti è quella su cui uno studio continua a investire perché non si può rinunciare a formare nuove leve Andrea Magliani Chi trova una pratica in una law firm trova un tesoro. Retribuzione iniziale media tra i 1000 e i 1500 euro. E in più, la (quasi) certezza di continuare la collaborazione con lo studio dopo avere ottenuto l'abilitazione e la possibilità di essere, già dopo i primi mesi di esperienza, coinvolti in prima linea sul deal per supportare i professionisti con maggiore esperienza. E questa la fotografia del praticante d'affari che emerge da un'indagine condotta da TopLegal che ha coinvolto i principali studi italiani. I praticanti costituiscono in media il 5% della forza lavoro di uno studio legale e sono allo stesso tempo una importante risorsa, ma anche un investimento che la law firm fa sul proprio futuro. «In tempo di crisi, la fascia dei praticanti è quella su cui uno studio continua comunque a investire, e ciò non tanto per una questione di costi, quanto perché non si può rinunciare a formare nuove leve che costituiscono garanzia di continuità nella tradizione», afferma Andrea Magliani, socio del dipartimento di contenzioso di Pedersoli e associati, il quale aggiunge che i neolaureati che entrano in studio sono tra i 3 e i 5 ogni anno. Anche se alcuni studi dichiarano un numero di ingressi di praticanti per il 2009 sensibilmente inferiore rispetto allo scorso anno, come nel caso di Legance che prevede circa 5 ingressi contro i 18 del 2008, o di d'Urso Gatti, che passa da 8 a 3, la maggior parte delle law firm prevede, nonostante la crisi, un arrivo di nuovi trainee in linea con il trend degli esercizi precedenti. «I laureati arrivano da noi con uno stage (lo studio ha siglato una convenzione con l'università Bocconi), oppure tramite una candidatura diretta», continua Magliani. «11 percorso professionale della pratica prevede un passaggio obbligatorio nel dipartimento di contenzioso, per un periodo di tempo variabile tra 6 mesi e un anno. Questa esperienza è indispensabile ai fini dell'esame e per conoscere gli uffici giudiziari». Dopo essersi "fatto le ossa" con il giudiziale, l'aspirante avvocato può, a seconda dei propri interessi, proseguire il periodo di prati ca nel team di un socio di un altro dipartimento, a cui è affidato. «I giovani devono avere l'opportunità di seguire alcune pratiche dall'inizio alla fine in tutti gli aspetti, perché è importante per loro comprendere "dove va a finire" il loro lavoro, anche quando si tratta di "semplice" ricerca, e perché devono imparare dal socio come gestire il cliente», continua il partner di Pedersoli e Associati. Quest'ultima rappresenta un'attività peculiare della pratica svolta in uno studio d'affari, che si differenzia per alcuni aspetti da quella svolta in uno studio tradizionale. «Le due realtà presentano vantaggi e rischi», osserva Magliani, che a sua volta ha svolto la pratica nello studio del padre. «Se da un lato, in una law firm di grandi dimensioni il praticante ha l'op'n o c e r portunità di lavorare su pratiche di valore elevato e di essere da subito messo alla prova sul campo, dall'altro il rischio è di essere in qualche modo dimenticati. L'esperienza in uno studio più piccolo può essere noiosa, forse meno gratificante, ma è sicuramente molto formativa». La differenza tra studio d'affari e tradizionale si esprime anche nella retribuzione prevista per i giovani professionisti. Tutte le law firm coinvolte nel sondaggio, infatti, dichiarano di corrispondere ai trainee un compenso che, anche se varia tra le diverse strutture, è in media superiore ai mille euro mensili (si vedano il box e la tabella). Al riconoscimento economico si devono, poi, sommare i benefit relativi all'uso della biblioteca dello studio per la preparazione all'esame e alla possibilità di frequentare i corsi di formazione interni che organizzano alcune firm. È il caso di Delfino Willkie Farr & Gallagher che ha recentemente ottenuto l'accreditamento dall'Ordine di Milano per un corso di aggiornamento in deontologia forense aperto anche ai praticanti e strutturato in due moduli: "gli strumenti di marketing dello studio legale e il supporto della tecnologia" e "Pubblicità e deontologia". Lo frequenterà sicuramente Daniele De Liberato, praticante dello studio che lo scorso gennaio, dopo la laurea conseguita a Macerata ha deciso di lasciare Ancona per trasferirsi a Milano e fare un'esperienza in uno studio d'affari. «Sono stati mesi di collo^ i "cato di conoscere realtà differenti», racconta. De Liberato si occupa di diritto societario, ma anche di contenzioso, e non è inquadrato in modo rigido in un dipartimento. «Abbiamo dei gruppi di lavoro (collabora in particolare con Stefano Fontanelli e Massimo Chiais), ma l'organizzazione è piuttosto flessibile. Non volevo rimanere imprigionato nella "gabbia" di un dipartimento. Ora la priorità è l'esame, poi tentare di fare un'esperienza all'estero e solo in seguito specializzarmi in un ambito di attività più definito», spiega. La specializzazione paga, infatti, ma solo quando il professionista ha già macinato un po' di diritto. È di questa opinione anche Luigi Maraghini Garrone, praticante di Pedersoli. «Ho inviato il curriculum a Pedersoli perché conoscevo le caratteristiche dello studio», racconta «per quanto mi riguarda, ero e sono orientato a diventare un avvocato a contatto con il mondo dell'impresa, senza però allontanarmi dalla vocazione che caratterizza la nostra professione. Ritengo che Pedersoli e associati sia una struttura che, pur dinamica e di forte respiro internazionale, mantiene i pregi tipici della tradizione professionale italiana». Maraghini Garrone collabora con il socio Ascanio Cibrario e ricorda che da subito è stato trattato come un libero professionista. «Posso sostenere di non essere mai stato considerato una "pedina", a differenza di quanto comunemente si immagina, ma, nonostante la mia poca esperienza, sono stato spesso coinvolto in tutte le fasi di un'operazione, dalla due diligence al closing. Ciò è indubbiamente gratificante e stimolante, ma d'altro canto può, come è immaginabile, comportare temporanei compromessi». Per esempio, ritardare di qualche ora l'inizio delle vacanze di Natale, per seguire il cliente anche il pomeriggio del 24 dicembre. Non solo lavoro per i praticanti, che devono allo stesso tempo completare la formazione necessaria per affrontare l'esame di Stato. «A ognuno di noi lo studio ha assegnato un socio in qualità di tutor, che si occupa della for- fessionista. mazione e, più in generale, degli Ha buone chance di realizzare la polato, udinese, che da 6 mesi è aspetti legati alla nostra vita lavo- propria ambizione professionale, praticante nello studio legale asrativa», conclude il giovane prò- quella di lavorare nello studio le- sociato di Deloitte. La società di gale di una "Big 4", Andrea Zoprevisione, infatti, conferma il rapporto di collaborazione al 100% dei praticanti. «Conoscevo il marchio Deloitte e ho presentato la mia candidatura appena laureato alla Cattolica di Milano», racconta il praticante che, dopo 3 mesi in un altro studio d'affari ha scelto di continuare il cammino verso l'esame «in una realtà multidisciplinare in cui unitamente agli avvocati, sia italiani che esteri, è possibile collaborare con altri profili professionali tra cui consulenti e revisori». Zoppolato si occupa prevalentemente di diritto societario, di diritto bancario e di contenzioso, ma anche dell'assistenza in materia di responsabilità amministrativa delle società ai sensi del decreto legislativo 231/01, collaborando in progetti cross-functions. «Ho scelto Deloitte anche perché fa parte di un newtork internazionale», conclude Zoppolato, «e mi piacerebbe fare un'esperienza all'estero nonché lavorare su operazioni cross-border». Anche i legali infatti possono parteciparte ai programmi di scambio organizzati dalla società, in particolare la "Short term mobility", che ha una durata variabile tra 1 e 12 mesi e la "Long term mobility", uno scambio della durata massima di 36 mesi. Una volta ottenuta l'abilitazione, infine, è probabile che il professionista continui il proprio percorso professionale all'interno della firm. La "valutazione" del rapporto di collaborazione, infatti, avviene spesso solo in seguito a un periodo "di prova" per il neo avvocato, che varia tra gli studi e può arrivare durare anche due anni. Differente è il caso di Cleary Gottlieb, che dichiara che solo il 50% di chi ottiene l'abilitazione prosegue la collaborazione. Lo studio americano richiede infatti il conseguimento di un LL.M. prima di confermare un associate. DI Qui Sardegna «IL CAPO E MIA SORELLA» II dominus dello studio dove lavora Anna Piras, giovane avvocato di Cagliari che ha ottenuto l'abilitazione professionale lo scorso ottobre, è la sorella Maria Paola. Ma il legame di sangue non si è tradotto in nessuno sconto professionale. «Ho iniziato la pratica 5 giorni dopo la laurea», racconta Piras, che ha scelto di studiare giurisprudenza proprio per seguire le orme della sorella. «Durante la pratica mi sono occupata di penale, civile e anche un po' di amministrativo. Il lavoro è stato molto vario. Mi è piaciuto redigere gli atti e fare ricerche giurisprudenziali. Meno le file in cancelleria», aggiunge l'avvocato, che osserva che la pratica è un'esperienza formativa fondamentale, indispensabile per prendere confidenza con i trucchi del mestiere. «La qualità della pratica resta però molto variabile, si deve avere fortuna nel trovare un avvocato che ha voglia di insegnare e seguirti», aggiunge, «alcuni miei colleghi non hanno mai visto un atto, hanno solo fatto cancelleria». Da quando ha ottenuto l'abilitazione, il lavoro di Piras non è cambiato nella tipologia, ma nelle «responsabilità e nelle soddisfazioni ricevute». • Non sono mai stato considerato una pedina. Sono orientato a diventare un avvocato a contatto con il mondo dell'impresa Luigi Maraghini Garrone IDATI Cba Studio Dia Piper Cleary Gottlieb Legance Freshfields Lovells Orrick Carnelutti d'Urso Gatti Dewey & LeBoeuf Tonucci & Partners Pavia e Ansaldo Lombardi Molinari De Berti Jacchia Macchi di Cellere Linklaters Baker & McKenzie Toffoletto Ashurst Nunziante Magrone Pedersoli e Associati Delfono Willkie Farr Latham & Watkins Sj Berwin F. De luca Deloitte Barzanò & Zanardo LabLaw Bonelli Erede Pappalardo Nctm Chiomenti Clifford Chance •;/ numero include praticanti commercialisti • "I dati su base annuale sono stati divisi in 12 mensilità Praticanti e ingressi nel 2008 e 2009 nei principali studi italiani Foto: Daniele De Liberato

   





P.IVA 06080161000