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Gli avvocati cambiano toga e dirottano verso la specializzazione
professioni
Alle prese con la crisi economica e le nuove esigenze della clientela, i professionisti del Foro non sono più attratti dai grandi studi associati ma scelgono boutique ad alta competenza
Una crisi pervasiva come quella che ha tenuto banco negli ultimi due anni era inevitabile che andasse a ripercuotersi in ogni settore e ambito dell'economia. Compreso quello dei servizi legali alle imprese. La recessione non soltanto ha modificato profondamente il modo di svolgere la professione, spostando il focus su aree di competenza diverse, ma ha anche mutato la stessa struttura degli studi legali. Secondo l'opinione prevalente tra gli addetti ai lavori, il trend di fondo indotto dalla crisi è consistito in una sorta di diaspora dagli studi di più grandi dimensioni in direzione delle cosiddette boutique legali, già esistenti o create per l'occasione. «Alla fine degli anni '90», spiega il presidente dell'Associazione degli studi legali associati (Asia), Giovanni Lega, «si presumeva che grande fosse bello e il tormentone era "one shop, one stop", ossia: mi fermo in un solo negozio, inteso come uno studio grande, e lì trovo tutto quello che mi serve. Ma la crisi ha modificato radicalmente questo scenario ed è stato necessario unire le forze per fare fronte alle difficoltà». L'unione fa la forza «Tanto i professionisti maturi quanto i giovani», osserva Lega, «hanno optato per l'associazionismo, fondamentale soprattutto in Italia, dove le leggi sono numerose e quindi più si è, più le si conosce in maniera approfondita. Unire le forze con altri colleghi permette di ridurre le spese grazie alle economie di scala che si creano, sfruttando sinergie e complementarietà». Il fenomeno dell'associazionismo ha favorito la nascita di boutique legali con una certa specializzazione delle competenze. «Rispetto a due o tre anni fa», sottolinea il presidente dell'Asia, «in Italia ci sono molte più boutique medio-piccole, da 20-30 persone che in molti casi hanno deciso di abbandonare i grandi studi. Alla fine degli anni '90 i big del settore hanno importato queste realtà anglosassoni dove giovani molto competenti si trovavano a lavorare per grandi clienti, che tuttavia un domani, non appena questi avvocati fossero diventati abbastanza maturi, difficilmente avrebbero potuto strappare allo studio. Oggi invece molti avvocati preferiscono mettersi in proprio quando sono ancora giovani, unendo le forze con altri colleghi coetanei dando vita a realtà più piccole e specializzate, piuttosto che rischiare di trovarsi in età matura fuori da un grande studio internazionale e senza clienti».
Un nuovo modo di lavorare
La fuga verso le boutique, che però coinvolge più che altro professionisti maturi con un certo bagaglio di esperienza, la riscontra anche Andrea Carta Mantiglia, partner e responsabile delle attività di comunicazione dello studio Bonelli Erede Pappalardo, che conta circa 270 avvocati. A opinione di Mantiglia, «il cliente in questo momento richiede maggiore qualità e un servizio molto personalizzato. E a dieci professionisti giovani al lavoro per lui ne preferisce anche solo uno, ma con più esperienza. In un periodo di crisi come quello attuale sono fortemente diminuite le operazioni di fusioni e acquisizioni (m&ca), tra le nostre principali aree di competenza, ma continuiamo a realizzare ottimi numeri grazie al contenzioso e alle ristrutturazioni, i due servizi al momento più richiesti. I giovani professionisti da noi, a differenza che nei grandi studi stranieri dove tendono a specializzarsi in una unica disciplina, lavorano ad ampio raggio e se la congiuntura lo richiede sono in grado di spostare il proprio focus». Claudio Cocuzza, partner e fondatore dello studio legale Cocuzza &c Associati, evidenzia come la specializzazione delle boutique sia «un portato della maturazione del nostro sistema legale, non necessariamente della crisi. Gli studi più piccoli si specializzano perché solo così possono competere con i dipartimenti iper specializzati dei grandi studi. Tuttavia, la crisi ha forse avuto l'effetto opposto, e cioè di far sì che tutti gli studi, piccoli e grandi, si siano spinti al di fuori delle proprie aree di competenza tradizionale per cercare di ottenere nuove fette di mercato». Anche per Fabio Coppola, managing partner degli uffici italiani dello studio legale internazionale Latham & Watkins, in scia alla crisi economica «il modo di lavorare è cambiato moltissimo: le operazioni sono molto più complesse e ci vuole un insieme di professionalità per gestirle. Un'operazione di m&a, per esempio, spesso include una parte consistente di ristrutturazione e coinvolge molti più soggetti, non più solo acquirente e venditore ma anche istituti di credito. I tempi si allungano e si fa più fatica ad arrivare alla conclusione dell'affare. Inoltre, la presenza dei soci dello studio è diventata importantissima soprattutto nella fase di strutturazione dell'operazione. Il caso forse più emblematico per noi è stato quello dell'operazione di ristrutturazione della società di servizi nel campo automobilistico Pininfarina, durata ben due anni e mezzo. Tempi così lunghi non erano molto frequenti prima della crisi».
Quelle opportunità da cogliere al volo
Tuttavia, non tutto il male vien per nuocere e la congiuntura negativa porta anche qualche vantaggio. «Per quanto ci riguarda», racconta Francesco Rotondi, partner e socio fondatore dello studio LabLaw, «questa fase presenta grandi opportunità. Per sfruttarle stiamo procedendo con una strategia di crescita ed espansione. Dall'inizio del 2009 abbiamo quasi raddoppiato il numero di professionisti, attualmente pari a 30, abbiamo aperto una sede a Roma attraverso un'operazione di integrazione dello studio Petracca e stiamo acquisendo professionalità con expertise internazionale che possano allargare i nostri servizi. In questa ottica, recentemente, il dipartimento Labour di Allen &C Overy è passato in LabLaw, fatto particolarmente importante perché evidenzia come, mentre in passato i grandi studi internazionali tendevano ad assorbire quelli più piccoli, adesso boutique altamente specializzate, quali LabLaw, divengono polo di attrazione di competenze altamente specializzate provenienti dai network internazionali». Ma ci sono opportunità anche per gli operatori di più grandi dimensioni. Alessandro De Nicola, managing partner in Italia dello studio internazionale Orrick, si dice convìnto «che la situazione precaria dei mercati sia stata un buon momento per cogliere l'occasione di investire in nuove professionalità. Solo nell'ultimo anno ben sette partner, sei of counsel (professionisti esterni) e circa 20 associate con competenze e professionalità differenti hanno fatto il loro ingresso nelle sedi italiane di Orrick e la nostra volontà è quella di continuare a crescere». «La nostra organizzazione multi-practice», spiega Raffaele Lener, co-managing partner del grande studio d'affari internazionale Freshfields, «la capacità di servire clienti di settori diversi, il fatto di avere al momento della crisi una dimensione adeguata rappresentano a nostro parere le giuste premesse per mantenere un proficuo livello di attività, sapendo cogliere le nuove opportunità che possono presentarsi nell'attuale contesto». Ciò, puntualizza Lener, fermo restando che «anche il nostro studio ha fronteggiato un calo della propria attività nei primi mesi dell'anno in alcuni settori, calo che è riuscito a compensare grazie a un forte incremento della domanda in altri comparti, come lavoro, ristrutturazioni, contenzioso e antitrust».
Energia verde: piatto ricco mi ci ficco
Guardando invece ai singoli settori economici, tra quelli che offrono maggiori opportunità di business nonostante la congiuntura ci sono le energie rinnovabili, in continua crescita in Italia anche grazie agli incentivi previsti dallo Stato. «Negli ultimi mesi», fa sapere Gabriella Opromolla, partner di Calmetta avvocati attorneys, studio composto da sei professionisti, «ci siamo dedicati, in particolare, ad assistere primari operatori internazionali nell'ambito delle energie rinnovabili, sfruttando l'expertise nel campo del diritto dell'energia e la fiducia dei clienti già esistenti che, in questo particolare momento storico, hanno compreso la necessità e l'opportunità di investimenti in tale settore». «Di recente», racconta Gianmatteo Nunziante, socio fondatore di Nunziante Magrone, studio di medie dimensione con oltre 40 professionisti, «abbiamo assistito un cliente, già leader in un mercato di nicchia, in una nuova avventura che lo porterà auspicabilmente ad assumere un ruolo da protagonista nel settore delle energie rinnovabili». Lo studio Bettini Formigaro Pericu, composto da 15 professionisti, è focalizzato sui settori dell'energia e dei servizi pubblici locali. «Ho cominciato a dedicarmi alle energie rinnovabili», racconta Andrea Bettini, tra i fondatori dello studio, «all'inizio del decennio e riscontro un crescente interesse nei confronti della materia, soprattutto per quel che riguarda il fotovoltaico. Basti pensare che nell'ultima settimana abbiamo ricevuto già quattro mandati nell'ambito delle energie rinnovabili, due proprio nel fotovoltaico e due nell'eolico. Del resto si tratta di un campo in cui qui da noi c'è ancora molto da fare: l'Italia risulta indietro rispetto a gran parte dei Paesi europei». Nunziante evidenzia un altro aspetto cui ha condotto la crisi economica, ossia un appiattimento dei margini di profittabilità, «facilitando così intese di consolidamento tra studi». Ad esempio, lo studio Nctm, che arruola oltre 310 professionisti, come spiega il managing partner Vittorio Noseda, ha deciso nel corso del 2009 di compiere delle operazioni di integrazione con altri studi. «In particolare», precisa Noseda, «Nctm quest'anno si è integrata con lo Studio Janni Fauda, specializzato in m&a, restructuring e litigation, nonché con lo studio Delli Santi, al fine di consolidare il proprio settore di diritto immobiliare. Nctm ha inoltre integrato lo studio legale O' Connor di Bruxelles al fine di offrire per la prima volta, riteniamo, sul mercato italiano assistenza in materia di trade law».
II contenimento dei costi
«Non abbiamo escluso a priori», dice Nunziante, «ipotesi di consolidamento e abbiamo continuato a puntare sul processo di internazionalizzazione che, con il nostro ingresso in un'alleanza tra studi indipendenti presenti nelle principali giurisdizioni europee, ci ha consentito di accompagnare più da vicino i clienti attivi oltre i confini nazionali. Ovviamente, il controllo dei costi di gestione rappresenta una priorità, ma vogliamo credere che questo non impedirà scelte coraggiose quando ragionevolmente sostenibili». A proposito di contenimento dei costi, Carta Mantiglia dello studio Bonelli Erede Pappalardo racconta che «in tutte le missioni per lo studio, oggi noi professionisti viaggiamo in classe economica nelle rotte europee anziché in business class. Ed è frequente, e piuttosto divertente, incontrarvi tanti professionisti, manager e banchieri, che fino a non molto tempo fa erano soliti affollare la business class brindando a champagne il venerdì sera».
• Unire le forze conviene ed è più efficace Dall'alto, Giovanni Lega, presidente dell'Asia, Andrea Carta Mantiglia, partner dello studio Bonelli Erede Pappalardo, Claudio Cocuzza, fondatore dello studio Cocuzza & Associati, Fabio Coppola, partner dello studio Latham & Watkins.
• La precarietà dei mercati? Uno stimolo per cambiare tutto La crisi ha fatto da stimolo per investire in nuove professionalità con competenze e skills diverse, con un occhio ai costi. Dall'alto, Francesco Rotondi, socio dello studio LabLaw, Alessandro De Nicola, managing partner di Orrick Italia, Raffaele Lener, co-managing dello studio d'affari internazionale Freshfields, Gabriella Opromolla, partner di Calmetta avvocati attorneys.
• Adesso pure l'avvocato viaggia in economy class Dall'alto, Gianmatteo Nunziante dello studio Nunziante Magrone, Andrea Bettini, fondatore dello studio Bettini Formigaro Pericu, Vittorio Noseda, partner dello studio Ntcm.
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