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Pmi:Poco denaro e poca informazione
LE DIFFICOLTÀ DI ACCESSO AL CREDITO PER LE PMI SONO STATE ACUITE DALLA CRISI DEI MERCATI DI QUESTI ULTIMI ANNI. MA AD OSTACOLARE LA LORO GIÀ SCARSA PROPENSIONE ALL'INTERNAZIONALIZZAZIONE NON È SOLO LA MANCANZA DI RISORSE FINANZIARIE. CARENTI SONO INFATTI ANCHE LE RISORSE UMANE QUALIFICATE E UN'ADEGUATA INFORMAZIONE SUL QUADRO LEGISLATIVO
È' noto che le Pmi svolgano un ruolo centrale nell'economia nazionale (e non solo), tanto da costituire oggetto di un sempre crescente numero di iniziative legislative a supporto delle stesse. E del 27 novembre 2009 la Direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri con cui sono stati recepiti nel nostro ordinamento i principi racchiusi nel ed "Small Business Act', e non è un caso che tra i dieci punti da porre al centro delle iniziative a sostegno dello sviluppo delle Pmi, viene indicata l'internazionalizzazione. L'internazionalizzazione consente infatti di aumentare la redditività sopravvivere nel lungo periodo; e acquisire una maggiore competitivita. Dalle più recenti rilevazioni risulta tuttavia che le Pmi EU27 che esportano e importano sono una minima parte (rispettivamente l'8% e il 12%): mentre solo il 3 % ha filiali, succursali o imprese miste all'estero. Tutto ciò nonostante negli ultimi 20 anni, con l'avvento della globalizzazione, il commercio internazionale (prodotti e servizi) sia cresciuto in media del 6% a l l ' a n n o ("trade can be condueted cheaper, faster, easìer and over larger distances"). E' stato rilevato che la scarsa propensione all'internazionalizzazione delle Pmi è dovuta alla mancanza di risorse finanziarie e di informazioni sui mercati stranieri (e sul quadro legislativo di riferimento), nonché all'assenza di risorse umane qualificate (e quindi all'inesperienza personale e/o professionale del management). Quanto alle difficoltà di accesso al credito per le Pmi queste sono state senz'altro acuite dalla crisi dei mercati di questi ultimi anni: il che ha indotto i governi dei Paesi colpiti ad assumere iniziative a supporto. In tal senso il Governo italiano, nell'ambito delle misure anticrisi adottate nel corso del 2009, ha previsto che le banche convenzionate possano finanziare le Pmi attingendo direttamente alla provvista di CDP rinveniente dai depositi postali. Nel primo caso caso è previsto il sostegno agli investimenti o alle esigenze di incremento del capitale circolante; nell'altro, il supporto all'internazionalizzazione delle Pmi (ed. sistema integrato CDP "Export Banca"). In entrambe le ipotesi il finanziamento deve essere assistito da garanzia emessa da Sace. Il supporto pubblico all'internazionalizzazione, più in generale, viene garantito attraverso la Simest, nata con l'obiettivo di promuovere - appunto - il processo di internazionalizzazione delle imprese italiane ed assistere gli imprenditori nelle loro attività all'estero, offrendo sostegno agli scambi commerciali ed agli investimenti all'estero. Tra i prodotti più interessanti per le Pmi si segnalano la partecipazione al capitale di imprese costituite all'estero (cumulabile con Fondo pubblico di Venture Capital) ed il finanziamento di programmi di penetrazione commerciale ali estero. Quanto poi al supporto all'esportazione (che rappresenta il 70% delle misure di sostegno all'internazionalizzazione delle Pmi) torna in primo piano Sace che vi provvede istituzionalmente con prodotti assicurativi e garanzie. In merito al secondo punto critico in tema di internazionalizzazione - la carenza di informazione - è appena il caso di ribadire che l'ingresso in nuovi mercati presuppone un'analisi del rischio Paese e contemporaneamente della legislazione locale (specie se extra-UE): elementi indispensabili ai fini dell'adozione delle più opportune cautele in sede contrattuale. Anche in questo caso, il supporto pubblico è fondamentale: un'impresa che si affacci (per la prima volta) su mercati stranieri può fare affidamento sul supporto dell'ICE il cui compito istituzionale è - appunto - di sviluppare, agevolare e promuovere i rapporti economici e commerciali italiani con l'estero. Al ruolo di ICE si affianca quello degli advisors, chiamati ad assistere le Pmi nella individuazione della struttura - legale e fiscale - che meglio si addice al singolo progetto di internazionalizzazione. I consulenti legali e fiscali pur se non abilitati nel Paese target sono spesso e volentieri parte di network internazionali grazie ai quali possono assistere le PMI nelle più disparate giurisdizioni: il loro coinvolgimento sin dalla fase preliminare può scongiurare criticità in sede di attuazione. Ci possono infatti essere norme locali che trovano applicazione necessaria a prescindere da ogni diversa previsione delle parti. Strumenti adeguati per l'ingresso in nuovi mercati In tale contesto, l'importanza della scelta della legge applicabile al contratto e del foro cui devolvere le eventuali controversie che dovessero insorgere tra le parti di un contratto è spesso sottovalutata: e quando manchi affatto una disposizione contrattuale sul tema si deve fare ricorso a norme statuali e/o internazionali, con conseguenti conflitti interpretativi. Non a caso sono innumerevoli gli sforzi nella direzione di regolamentazioni quanto più possibile condivise ed uniformi. A livello UÈ, ad esempio, è stato di recente adottato il Regolamento "Roma 1" , in tema di legge applicabile alle obbligazioni contrattuali, che trova attuazione rispetto a tutti i contratti conclusi dopo il 17 dicembre 2009: mentre, quanto alla giurisdizione, vige il Regolamento "Bruxelles 1" sulla competenza Piurisdizionale, il riconoscimento e esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale. Quando poi si tratti di Pmi a connotazione tecnologica - le più propense all'internazionalizzazione - è indispensabile accertarsi preventivamente che i brevetti eventualmente conseguiti in Italia siano protetti in pari misura in quei Paesi in cui l'impresa intenda operare: e questo al fine di evitare che, laddove manchi un'idonea tutela, l'invenzione - ed il suo intrinseco carattere innovativo - cada in pubblico dominio e per l'effetto possa essere sfruttata indiscriminatamente da tutti. Il terzo elemento critico - e spesso sottovalutato - quando una Pmi si affaccia sui mercati internazionali è costituito, come si è detto, dalle risorse umane: manager poco familiari con le problematiche connesse al processo di internazionalizzazione e, per l'effetto, scelte imprenditoriali spesso determinate più da ragioni opportunistiche (un affare occasionale, una conoscenza, etc.) che non da visione strategica. Il tema delle risorse umane e della formazione professionale assume poi tinte ancor più scure quando si parla di passaggio generazionale: capita spesso, infatti, che la Pmi non sopravviva al fondatore . Ecco allora che 1 internazionalizzazione può facilmente trasformarsi in un banco di prova per le nuove generazioni all'interno della Pmi, che se debitamente instradate e formate potranno agevolare lo sviluppo imprenditoriale ed al contempo preparare il terreno per una futura transizione. Per concludere, la globalizzazione ha aperto le frontiere, sia nell'un senso che nell'altro: se le Pmi italiane non si doteranno di strumenti e risorse adeguate per sfruttare al meglio le incredibili opportunità offerte dall'allargamento dei mercati, saranno a loro volta più vulnerabili, anche localmente, rispetto alle Pmi straniere che si siano - loro sì - attrezzate per tempo. L'internazionalizzazione - vista in chiave strategica quando non è (soltanto) un'occasione di crescita nell'immediato è, quindi, addirittura una necessità per assicurare alla propria azienda la sopravvivenza nel medio termine.
Foto: Gianmatteo Nunziante, socio fondatore dello studio Nunziante Magrone
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