Mediterraneo: area di scambi e di transito dei commerci mondiali. È questa la via verso cui si sta ridefinendo il ruolo della Regione mediterranea. Dopo un ventennio in cui il sud-est asiatico sembrava farla da padrone, il XXI secolo si è aperto all'insegna del rilancio del Mare Nostrum. Oggi il Mediterraneo rappresenta un luogo di incontro, di commercio e di dialogo tra i popoli. È partito da queste considerazioni il convegno «Mediterraneo, zona di libero scambio» organizzato lo scorso 22 giugno dal Consiglio Nazionale dell'Economia e del Lavoro. Trovare un accordo per favorire la cooperazione tra gli stati arabi e l'Europa è necessario per consentire la creazione dell'area di libero scambio. È questa la considerazione finale emersa dall'incontro. Utile in tal senso l'accordo di Agadir, che potrebbe favorire la creazione di un'area di libero scambio estesa all'Europa, ai paesi mediterranei, ma anche ai paesi arabi membri dell'area panaraba. Dedicato al Mediterraneo anche una due giorni di riflessione legale, la prima Mediterranean Conference, appuntamento internazionale del mondo legale che, sotto l'egida dell'IBA European Forum, si è svolto a Roma il 24 e il 25 giugno. A presiedere l'evento, Gianmatteo Nunziante dello studio Nunziante Magrone, vice presidente dell'IBA European Forum.»Sono convinto», dice ad AvvocatiOggi Nunziante, «che l'Italia possa e voglia continuare a ricoprire un ruolo molto importante nel Mediterraneo ed è quindi per me motivo di particolare orgoglio essere riuscito ad organizzare a Roma, per lo European Forum dell'International Bar Association, la 1° Conferenza Mediterranea: delegati da più di 30 paesi, espressione del mondo legale ed imprenditoriale, si sono confrontati sui temi delle infrastrutture, energia e finanza». L'Italia, incuneata nel cuore del Mediterraneo, riveste da sempre un ruolo fondamentale nello sviluppo dell'area ed è senz'altro un interlocutore privilegiato per molti dei paesi rivieraschi. In questo contesto, il Mediterraneo costituisce uno sbocco naturale per le imprese italiane che abbiano necessità e opportunità di aprirsi all'internazionalizzazione. 22 miliardi di euro il valore delle nostre esportazioni verso i paesi dell'area nel 2009, con un interscambio complessivo che ha sfiorato i 45 miliardi di euro, confermando l'Italia come il primo partner europeo della sponda Sud del Mediterraneo. Per il prossimo biennio si prevede un incremento che, secondo le stime, dovrebbe portare l'Italia a quota 30 miliardi nell'export. Un trend positivo destinato a trarre ulteriore slancio e raddoppiare grazie al futuro abbattimento delle barriere doganali.Non stupisce, quindi, la corsa di primari studi internazionali verso l'area a Sud del Mare Nostrum. Tra le law firm presenti sul mercato: Ashurst, Dewey&LeBoeuf, CSM, Linklaters, Cleary Gottlieb, Orrick, Baker&McKenzie, Thompson&Knight LLP, Allen&Overy e Clifford Chance. In crescita anche l'interesse degli studi italiani. Tra questi, Nunziante Magrone, P&A Legal che ha recentemente assistito la società italiana Altay Holding SpA - operante in Libia da circa vent'anni nel settore della fornitura di laboratori, arredi e materiale didattico - nella negoziazione e costituzione di una joint company con la società Alemna Company, controllata dal fondo sovrano libico Economic and Social Development Fund. Altro nome è La Scala, che ha accompagnatoBanque Populaire du Maroc nella sua apertura in Italia. E ancora de Capoa & Associati, presente in Libia, e lo Studio legale Padovan, primo studio italiano ad aver aperto un desk in Turchia.Ma cosa rende il Mediterraneo un'area così interessante? «L'area euro-mediterranea», commenta Gianmatteo Nunziante, «costituisce un mercato potenziale di oltre 600 milioni di consumatori e l'interscambio commerciale Ue - paesi delle sponda Sud ed Est del Mediterraneo ha raggiunto i 250 miliardi di euro nel 2009. Un'area in pieno fermento, quindi, e in grado di attrarre investimenti, soprattutto nel settore delle infrastrutture cui è rivolta una delle iniziative prioritarie della neo-costituita Unione per il Mediterraneo». Opportunità particolarmente allettamti per le aziende nostrane? «Tra le tante opportunità», spiega Nunziante «un particolare cenno merita "Inframed", fondo di private equity per il finanziamento a lungo termine di nuove infrastrutture sulla sponda sud del Mediterraneo, cui partecipano al 70% Francia e Italia, ed Egitto e Marocco, con il 15% ciascuno. Il fondo darà il suo contribuito all'Unione per il Mediterraneo finanziando progetti di infrastrutture sostenibili nel settore dei trasporti, dell'energia e degli insediamenti urbani nelle regioni delle coste Sud e Est del Mediterraneo privilegiando gli investimenti nel lungo periodo. Il via libera al nuovo fondo, che vede coinvolta in prima linea, per l'Italia, la Cassa Depositi e Prestiti (Cdp), è stato sancito a Parigi il 26 Maggio 2010, con il conferimento di un capitale iniziale di 385 milioni di euro. Il target di raccolta è di un miliardo. L'Italia, svolgendo il ruolo di tramite tra i paesi delle sponda Sud del Mediterraneo e l'Ue, ha l'opportunità di sfruttare tale posizione per promuovere nuovi investimenti, finalizzati allo sviluppo delle reti fisiche di trasporto di persone, merci ed energia e di comunicazione». Altri aspetti che rappresentano dei "plus" a favore dell'area mediterranea sono: le potenzialità offerte dai programmi di penetrazione commerciale, gli strumenti agevolativi predisposti dai governi locali e quelli predisposti specificatamente dal governo italiano in aggiunta alle misure ordinarie di sostegno all'export. Inoltre, e fattore di non poco conto, stiamo parlando di paesi ubicati a qualche ora di aereo soltanto dall'Italia, nei quali la nostra lingua è abbastanza diffusa o comunque compresa. È proprio la vicinanza geografica ad aver spinto, per esempio, Domina Vacanze, leader italiano nel mercato della comproprietà alberghiera, a puntare sull'Egitto. «Le caratteristiche favorevoli dell'Egitto», spiega il presidente del gruppo, Paolo Michelozzi, «sono: stagionalità di 12 mesi l'anno, una splendida natura ed una posizione strategica per l'Europa. In poche ore, infatti, è raggiungibile da tutti i paesi europei». Sono questi i fattori che nel 1994 hanno portato alla nascita del primo degli hotel del Domina Coral Bay, il più grande complesso alberghiero di Sharm El Sheikh. Un complesso che si estende su una baia di 2 km, con 7 strutture alberghiere, appartamenti, ville, decine di ristoranti e 5mila posti letto. Una vera e propria città che, come tale, richiede di intessere moltissime relazioni con controparti egiziane. Va da sé che ciò comporti delle difficoltà, ma - secondo Michelozzi - nulla di particolarmente rilevante.«Le difficoltà sono legate all'integrazione ed alla necessità di adeguarsi alle regole locali. Le problematiche che abbiamo incontrato, però, sono sempre state problematiche "sane", dovute alla necessità di confrontarsi con un sistema legislativo e dei modi di lavorare diversi. È chiaro che lavorare con imprese egiziane non è come lavorare con imprese tedesche. Hanno peculiarità, pregi e difetti propri". Un'iniziativa tutta italiana, quella di Domina Vacanze, che ha fatto nascere il "fenomeno Sharm El Sheikh". Un luogo che, secondo il presidente del gruppo, rappresenta «la Florida europea, grazie ad un clima temperato ed una natura estremamente attrattiva. E sono questi gli aspetti premiati dal mercato. A differenza, infatti, di mete come Dubai, che dal punto di vista naturalistico e climatico offrono ben poco, Sharm», conclude Michelozzi, «ha retto bene alla crisi. Mentre paradisi artificiali come Dubai hanno subito le conseguenze di una congiuntura economica sfavorevole, i paradisi naturali non hanno registrato nessun calo di domanda».Non solo le mete turistiche, ma più in generale le economie dei paesi nordafricani nel complesso non hanno risentito particolarmente degli effetti della crisi mondiale. Premesso che è l'intero continente africano che si è messo in moto (tant'è che il tasso di sviluppo medio di questo Continente è del 6,3 %), il Nord Africa può concretamente rappresentare per le imprese italiane uno straordinario sbocco di mercato. Basti pensare ai distretti industriali: dal Marocco - dove oltre 400 imprese italiane operano nella Free Trade Zone di Tangeri - alla Tunisia dove c'è il polo agroalimentare di Bizert, quello tessile di Monastir, della meccanica a Sousse, delle biotecnologie a Sidi Thabet e dell'energia rinnovabile a Borj Cédria. Da non dimenticare, poi, il futuro distretto di Misurata, in Libia, che può rappresentare la porta d'ingresso per gli investimenti italiani nell'area, in virtù delle agevolazioni fiscali offerte, dell'esenzione dal pagamento dei dazi doganali su macchinari, attrezzature e materie prime esclusivamente per le imprese italiane. Algeria, Egitto, Libia, Marocco, Tunisia: questi i paesi su cui l'Italia deve puntare.© Riproduzione riservata |