Per uno sguardo allargato sugli argomenti trattati in questo articolo, vi segnaliamo il seguente Percorso di lettura: www.largoconsumo.info/032010/PL-0310002.pdf (Sicurezza, certificazione e tracciabilità della filiera agroalimentare) iversi fatti di cronaca negli ultimi tempi hanno portato alla ribalta il problema dell'ingestione accidentale di sostanze tossiche nei pubblici esercizi, e in modo particolare il rischio di confondere le cosiddette sostanze caustiche, spesso utilizzate per fini igienici, con l'acqua, con conseguenze fisiche gravi e talvolta irreversibili. L'ultimo caso che ha fatto scalpore risale al 13 maggio 2009, quando a Frosinone una persona è rimasta intossicata dopo avere bevuto un sorso di soda caustica impropriamente custodita e servitale per errore in un bar, al posto dell'acqua. Ma tale fenomeno può verificarsi, ed è purtroppo diffuso, anche all'interno delle pareti domestiche, dove specialmente i bambini sono i più esposti al rischio di ingestione accidentale di queste sostanze. Da qui la necessità di arginare tali pericolosi inconvenienti e la conseguente nascita del disegno di legge n. S.1598 "Disposizioni in materia di produzione di sostanze a elevata concentrazione tossica, nonché in materia di custodia e di utilizzo delle medesime sostanze negli esercizi commerciali con licenza di somministrazione di bevande e di generi alimentari", che è stato presentato in data 1 giugno 2009 su iniziativa del senatore Domenico Gramazio e altri firmatari e assegnato, già prima dell'estate scorsa, alla 10a Commissione permanente (Industria, commercio, turismo) in sede referente, nell'ambito della quale è stato recentemente nominato relatore il senatore Antonio Paravia . Ebbene, come chiarisce la relazione di accompagnamento, il disegno di legge impone «una serie di obblighi alle aziende produttrici prima, ai titolari e ai gestori di esercizi pubblici poi, affinché il cittadino possa essere tutelato il più possibile dai rischi di ingestione accidentale di sostanze altamente tossiche non riconoscibili perché, per loro caratteristiche, incolori, inodori e insapori». Il testo normativo prevede pertanto a carico delle aziende che producono e commerciano tali sostanze l'obbligo di dotarle di «caratteristiche cromatiche e olfattive» tali da renderle immediatamente distinguibili dall'acqua e dalle altre bevande. Chi si trovi a volere bere dell'acqua e stia per ingerire un prodotto tossico, sarà così in grado di accorgersi dell'errore scorgendo nel bicchiere una sostanza diversamente colorata e non trasparente. L'attenzione del non vedente potrà invece essere richiamata dall'odore (preferibilmente sgradevole) della sostanza. È inoltre previsto che i contenitori di tali sostanze debbano essere forniti di dispositivo di sicurezza per l'apertura (per limitare i rischi per i bambini), di un'etichetta recante il nome del prodotto e l'indicazione del tipo di sostanza nociva ivi contenuta. Le concrete modalità alle quali dovranno attenersi le ditte produttrici dei prodotti saranno comunque previste da un apposito regolamento, che sarà adottato dal Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali entro 3 mesi dall'entrata in vigore della legge. Sono poi disposti obblighi anche a carico dei titolari e dei gestori di esercizi pubblici che somministrano bevande e generi alimentari. Le sostanze altamente nocive, quali quelle utilizzate normalmente per l'igiene di superfici e oggetti, dovranno infatti essere depositate e conservate in locali forniti di apposito spazio, provvisto di serratura e ben lontano dal punto di vendita. Ciò potrà contribuire - se non a evitare - quantomeno a limitare il pericolo che, nei bar, le sostanze tossiche vengano scambiate per acqua. Il disegno di legge contiene infine le sanzioni per la mancata osservanza degli obblighi suddetti. La distribuzione di sostanze a elevata concentrazione tossica in luogo di bevande, infatti, oltre a costituire reato, ed essere pertanto punita come previsto dalla legge penale, può comportare l'irrogazione di pene accessorie quali la chiusura, temporanea o definitiva, dell'esercizio, e il ritiro della licenza alla somministrazione di bevande e generi alimentari. Lo studio Nunziante Magrone ha svolto l'attività di consulente legale per il ddl in questione. La nostra attività di consulenza è stata dedicata sia alla materiale elaborazione del testo normativo, sia all'"accompagnamento" delle forze politiche che si sono fatte carico dell'iniziativa nell'opera, tuttora in corso, di concertazione e di condivisione delle nuove misure con gli operatori del settore e con le principali associazioni di categoria interessate dal provvedimento. Il disegno di legge è infatti posto a tutela non solo del consumatore finale, ma anche delle aziende produttrici delle sostanze a elevata concentrazione tossica e dei titolari e dei gestori di esercizi pubblici che, attualmente, risultano esposti, loro malgrado, alle importanti richieste di risarcimento dei danni conseguenti agli accidentali episodi di ingestione delle sostanze. Rispettando queste semplici ed elementari prescrizioni a tutela del cittadino, i fabbricanti e gli esercenti possono evitare a priori di essere ritenuti responsabili per il verificarsi di tali spiacevoli episodi. *Studio Nunziante Magrone

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