Le regole che proteggono la "proprietà industriale" diventano più favorevoli ai dipendenti: d'ora in poi saranno perseguibili solo quando si procurassero informazioni ed esperienze "abusivamente". Il problema si pone se si cambia lavoro per migliorare la propria posizione. E' ovvio che, spostandosi, si porti con sé il know how acquisito. Soprattutto però se si occupa un livello professionale medio-alto, il pericolo d'essere accusati d'aver violato la proprietà industriale è sempre più elevato. "In effetti è sensibilmente aumentato il contenzioso sull'argomento", conferma Stefano Vercesi, esperto di diritto del lavoro e socio dello studio legale Nunziante Magrone.
L'ultimo caso seguito è quello di un responsabile di team di un call center. Prima di passare a un concorrente s'è stampato le procedure usate nella sua azienda e s'è così procurato qualcosa da offrire per aumentare il suo potere contrattuale. Poi s'è licenziato per andare dal competitor. Ha dunque violato la proprietà industriale? "Il cambiamento appena introdotto dal decreto legislativo 131 - spiega Vercesi - fissa un criterio di cautela: mentre prima era comunque vietato diffondere esperienze riservate, ora lo è solo se il dipendente ha compiuto un atto abusivo per procurarsele. Fin dall'assunzione, allora, alle aziende conviene fissare per iscritto in modo esplicito quale sia il confine che segna l'abuso, per esempio quali fotocopie si possono fare, quali procedure sono divulgabili, a quali archivi si può accedere. Del resto anche al lavoratore conviene questa chiarezza, perché altrimenti l'azienda potrebbe rivoltare a suo favore il regolamento, sostenendo l'abusività di qualunque «esportazione» di know how".
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131
Il numero del decreto legislativo che ha rivisto le regole che proteggono la «proprietà industriale» in senso più favorevole ai dipendenti
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