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Ip, più tutele per intercettare la ripresa dell'economia
La crisi non ha intaccato i mandati sui temi del diritto d'autore e le difese su marchi e brevetti
La tutela delle invenzioni a fronte della concorrenza sleale portata soprattutto da concorrenti stranieri, con la conseguente difficoltà di perseguire le violazioni su base internazionale. Le nuove frontiere del diritto d'autore aperte dall'evoluzione della tecnologia, che corre molto più veloce dell'evoluzione normativa, costringendo così la giurisprudenza a un lavoro di innovazione. Infine la questione più recente degli idiomi da adottare per il brevetto europeo. Per i legali impegnati sul terreno della proprietà industriale è un periodo di super lavoro, oltre che l'occasione per avvicinare aziende di piccole o medie dimensioni che solitamente vengono raggiunte con maggiore fatica dai grandi studi d'affari.Le nuove frontiere della proprietà industrialeAl passo con i progressi della tecnologia e la progressiva globalizzazione dei mercati, la proprietà intellettuale sta evolvendo rapidamente per rispondere alle nuove esigenze di tutela dei beni immateriali. «C'è una forte attenzione sui cosiddetti intangible assets», spiega Lorenzo de Martinis, partner di Baker & McKenzie, «con la consapevolezza che sono i marchi e la tecnologia a offrire oggi il principale vantaggio competitivo per differenziare il prodotto e intercettare la ripresa».Sempre in questo campo, de Martinis, rileva una «crescente consapevolezza dell'apporto che una corretta valorizzazione del portafoglio marchi e del patrimonio tecnologico aziendale gli intangibles può avere anche per l'affidamento creditizio dell'impresa. Spesso gli stessi imprenditori non sono in grado di attribuire la giusta rilevanza alla ricchezza creata con il proprio ingegno. Così sempre più aziende ci contattano per progetti di riorganizzazione e valorizzazione dei propri beni immateriali». Operazione che spesso porta, oltre alle dirette efficienze nella gestione operativa del patrimonio aziendale, anche vantaggi a livello di bilancio e di ottimizzazione fiscale. Questo senza che nel frattempo siano calate le consulenze legali richieste per affrontare il contenzioso classico.Altri due filoni emergenti lo individua Elena Zavanella, responsabile del dipartimento Ip/It di Pirola Pennuto Zei: 1In questo periodo c'è grande attenzione alla tutela del know-how», spiega l'avvocato, indicando nell'incremento degli spin-off, spesso promossi da ex dipendenti espulsi dall'azienda in seguito alla recessione, una delle cause principali. «Una situazione che sta dando vita a un sensibile incremento del contenzioso in questo campo, che ha confini spesso molto labili, difficili da stabilire per i tribunali».La volontà di intercettare la ripresa spinge le aziende a percorrere nuove strade sul fronte della comunicazione e Zavanella richiede un incremento della consulenza legale «per far evolvere i cataloghi di prodotti in testate giornalistiche, aggiungendo contenuti editoriali alla semplice presentazione dell'offerta aziendale».Lavori in corso per il diritto del webLuca Trevisan, name partner di Trevisan & Cuonzo, pone l'accento sull'evoluzione della normativa riguardante il mondo Internet. «Il diritto d'autore in questo campo è un ambito in parte ancora da definire, considerato che il mercato evolve con grande rapidità, esplorando ambiti spesso del tutto nuovi per le norme già scritte», osserva l'avvocato. Del resto, il contenzioso tra Mediaset e Google per la riproduzione online di alcuni spezzoni di trasmissioni televisive mostra l'incertezza che ancora anima questo settore. «Una questione che si ripresenterà nei prossimi mesi riguarda la responsabilità dei provider per quello che i siti ospitati pubblicano», aggiunge Trevisan, ricordando come in Francia sia già stato legiferato in merito, non senza polemiche. La normativa transalpina, denominata «Création et Internet», meglio conosciuta come Legge Hadopi, dal nome dell'autorità che vigila sui comportamenti degli utenti d'Oltralpe, prevede due avvisi per chi è pescato in attività di download illegale prima della convocazione davanti al giudice, che può decidere se applicare una multa o la disconnessione forzata. «Inevitabilmente anche da noi si dovrà arrivare a una regolamentazione per mettere ordine nel mercato, anche se al momento non è possibile immaginare che contenuti avrà la normativa nazionale», aggiunge Trevisan.I confini labili dell'attuale diritto del web emergono anche in materia di streaming, come dimostrano le numerose cause intentate negli ultimi tempi contro i siti internet che consentono di guardare eventi sportivi o film: «Nelle lacune della normativa attuale ci si chiede fino a che punto il service provider sia responsabile per i contenuti veicolati dai siti ospitati», spiega Nino Di Bella, responsabile del dipartimento di diritto industriale e Information technology di Gianni, Origoni, Grippo & partner. «Come per altri ambiti del diritto delle nuove tecnologie, si scontrano due necessità: da una parte quella di regolare il settore per evitarne uno sviluppo disordinato, fuori dalla regole. Dall'altra la necessità di non costringerlo entro confini troppo stretti, fissati per analogia con altri settori dell'economia, per non soffocarne lo sviluppo». Anche perché, ricorda Di Bella, «una legge nazionale troppo restrittiva rischia di tenere lontani gli investimenti internazionali nel nostro paese».Fianco scoperto nell'editoria elettronicaLa crescita del digitale coinvolge anche il mercato dei libri: «Le principali controversie che ci si può aspettare di vedere nel prossimo futuro in questo campo riguardano la gestione dei diritti d'autore che erano stati negoziati contrattualmente anni fa, quando non c'erano ancora internet e l'editoria elettronica», spiega Francesco Abbozzo Franzi, dello studio Nunziante Magrone, che tra gli altri assiste l'agenzia letteraria Grandi e Associati e ha seguito lo scrittore e giornalista Valerio Massimo Manfredi (autore, tra le altre cose, della trilogia Alexandros) e Joanne Harris per il suo romanzo Vino, Patate e Mele rosse. «In questi casi si tratta di ridiscutere la titolarità dei diritti elettronici e quindi la ripartizione dei compensi fra l'editore e l'autore in base ai nuovi parametri offerti dal mercato e alle potenzialità di vendita dell'editoria elettronica». Spesso il diritto deve poi fare i conti con gli «strappi» del mercato: «Uno dei principali agenti letterari statunitense, Andrew Wylie, ha pubblicato in proprio una serie e-book di testi di autori da lui rappresentati affermando che i diritti per e-book non erano stati originariamente trasferiti agli editori al momento della pubblicazione cartacea, cosa peraltro impossibile visto che questo settore non esisteva. Una presa di posizione che ha scosso il mercato e che però ha trovato una soluzione amichevole con le case editrici, impedendo così ai tribunali americani per ora di pronunciarsi sul tema», aggiunge Abbozzo Franzi. «Mentre nei contratti che vengono siglati oggi solitamente è previsto un capitolo riguardante l'editoria elettronica, anche se la novità del settore spinge le parti a stabilire la divisione dei compensi per un arco temporale che raramente supera i due anni. Dopo di che l'accordo andrà rinegoziato alla luce della crescita del settore e in base a quelle che saranno le tendenze del mercato». La querelle sul brevetto europeoDopo un lungo tira e molla tra i diversi paesi, a dicembre la Commissione Ue ha dato il via libera alla procedura di «cooperazione rafforzata» per le nuove norme sul brevetto europeo presso l'ufficio dei brevetti di Monaco (l'Ueb). Questo nonostante l'opposizione da parte di Italia e Spagna sull'uso delle lingue francese, inglese e tedesco. Ai richiedenti degli altri stati Ue, che non hanno come lingua ufficiale una di queste tre lingue, è data la possibilità di presentare le domande in qualsiasi altra lingua ufficiale della Unione. «La necessità di armonizzare il sistema di brevettazione europea è imprescindibile se si vuole sostenere l'innovazione nel Vecchio Continente», commenta Carlo Luigi Iannone, direttore della sede romana di Barzanò & Zanardo, studio con 150 professionisti, di cui 60 consulenti per la proprietà industriale.«Tuttavia, il risultato raggiunto a livello comunitario è una forte penalizzazione per l'Italia. La questione linguistica a livello comunitario va ben oltre i tecnicismi, perché sposta il problema da diplomatico-amministrativo (l'attuale brevetto europeo) a politico (il futuro brevetto comunitario), con tutte le questioni di peso relativo dei singoli Stati all'interno dell'Unione Europea e con il rischio di creare un pericoloso precedente per i regimi linguistici delle varie istituzioni comunitarie». Peraltro, la ventilata utilizzazione di un sistema di traduzione automatico nelle altre lingue è inaccettabile per Iannone, «in quanto si tratta di documenti (i testi delle domande di brevetto, ndr) altamente specializzati e scientifici».In cima la meccanica e il farmaceuticoIn attesa che a livello comunitario si arrivi a una convergenza nella tutela del diritto d'autore con delle innovazioni, i vari paesi membri continuano a muoversi ognuno per proprio conto. In Italia, rileva Iannone, sono soprattutto le aziende del campo chimico-farmaceutico a registrare i brevetti, davanti alla meccanica, all'elettronica e agli elettrodomestici. «Oltre che in Italia», spiega Iannone, «la registrazione viene fatta nei paesi in cui ci sono le maggiori potenzialità di mercato, considerato che questa procedura ha dei costi che possono risultare troppo elevati per le piccole e medie imprese se moltiplicati per tutti i mercati mondiali».Secondo i dati dell'Ufficio italiano brevetti e marchi, nel primo semestre del 2010 in Italia sono stati registrati 6.333 brevetti, un quarto dei quali (1.793) in Lombardia, che guida la classifica regionale davanti all'Emilia-Romagna (951), al Veneto (805) e al Piemonte (737). La graduatoria per province vede il primato di Milano (1.248), davanti a Torino (678) e Bologna (492).
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