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L'ora degli "avvocati con la valigia" All'estero per inseguire gli affari
Sono loro la frontiera dell'internazionalizzazione, l'ultimo avamposto di una filosofia aggressiva, decisa a cercare altrove quello che in Italia ormai manca: il business. Dall'Estremo Oriente all'Unione europea
Nelle stanze silenziose con la boiserie alle pareti e i volumi di diritto ordinati sugli scaffali li chiamano "avvocati con la valigia". Sono loro la frontiera dell'internazionalizzazione, l'ultimo avamposto di una filosofia aggressiva, decisa a cercare altrove quello che in Italia manca: il business. «Partiamo con la valigia in mano cinque volte l'anno - racconta Umberto Nicodano, responsabile dell'internazionalizzazione per Bonelli Erede Pappalardo - e indipendentemente dalle operazioni incontriamo i rappresentanti di altri studi legali, i potenziali clienti, e verifichiamo le opportunità che ci sono». L'offerta italiana è anemica ormai da anni e l'unica soluzione per continuare a crescere è guardare oltre. Così, gli uomini in gessato grigio si armano di documenti, un trolley comodo e aspettano il loro turno al check-in dell'aeroporto ricordando i consigli di Ryan Bingham, l'instancabile viaggiatore del film "Tra le nuvole" interpretato da George Clooney: «mai stare dietro gli anziani, hanno le ossa piene di metallo; meglio gli asiatici, sono essenziali, bagaglio leggero e con la fissazione per i mocassini: li adoro!». Un approccio soft alle politiche dell'internazionalizzazione che non viaggia da solo, ma si accompagna ad una penetrazione più radicale realizzata attraverso l'apertura di uffici in loco. «Ci muoviamo in entrambe le direzioni - spiega Vittorio Noseda, managing partner di Ntcm - sia agendo singolarmente che inaugurando sedi istituzionali dove il mercato lo richiede». Seguendo questa filosofia il suo studio (270 professionisti e presente a Londra e Bruxelles) ha aperto dal primo semestre 2010 un altro avamposto straniero, stavolta a Shanghai. «L'operazione cinese è stata molto complessa. Ci sono voluti solo quattro mesi (un record positivo) per ottenere dalle autorità locali il nulla osta, ma abbiamo impiegato sei mesi per raccogliere tutta la documentazione necessaria». Ad oggi sono circa 40 gli uffici legali italiani nel mondo e una decina gli studi che, per struttura e portafoglio clienti, hanno una massa critica adeguata per giocarsi la partita oltre confine. «Andare sui mercati internazionali - spiega ancora Nicodano di Bonelli Erede Pappalardo - è un'operazione con un difficile ritorno economico. Ai costi di gestione della sede si contrappongono ricavi incerti in quanto - ove non si decida di praticare anche il diritto locale legati esclusivamente a operazioni di diritto italiano». A questo si aggiungono altri problemi di carattere legislativo che frenano l'istinto internazionalista di molti studi italiani, primo tra tutti il divieto di avere società di capitali tra gli azionisti (cosa che invece è permessa in tutte le altre nazioni europee). «Questo limite - dichiara l'avvocato Giovanni Lega, socio dello studio Lega Colucci & Associati e presidente dell'Asla (Associazione studi italiani associati) - oltre a risalire a una legge fascista del '39, rappresenta un ostacolo difficile da superare perché di fatto mette in competizione lo studio italiano tradizionale, dove gli avvocati sono soci e rispondono con il loro capitale, con le law firm estere, vere e proprie multinazionali del diritto». L'altro fattore di freno è rappresentato dalla frammentarietà del sistema produttivo italiano. «L'impresa più comune nel nostro Paese - continua Lega - fattura al massimo 20 milioni di euro, ha un numero contenuto di dipendenti, e non può permettersi di andare all'estero. Le grandi aziende sono pochissime, le multinazionali praticamente nulle, un elemento che riduce l'attività di consulenza fatta dagli studi legali associati». Nonostante questo, i mercati esteri continuano a esercitare un interesse significativo per gli avvocati italiani che, da quando nel 1991 lo studio Chiomenti inaugurò il suo ufficio di Londra, hanno posizionato con ritmo costante bandierine tricolori sul mappamondo. Dei 100 studi iscritti all'Asla, un terzo ha almeno una sede all'estero. New York, Londra e Bruxelles le destinazioni più battute, dove si decidono i business tradizionali; Pechino, Mosca, Shanghai, le frontiere più recenti. E proprio la Cina, dove sono presenti quasi dieci studi italiani, è ormai un mercato di riferimento per il diritto societario, commerciale, energetico e per gli arbitrati internazionali. «L'interesse cinese - commenta Noseda di Ntcm - è doppio perché oltre alle attività italiane tra Pechino e Shanghai, sono sempre di più gli imprenditori del Celeste Impero arrivati in Italia per acquistare partecipazioni in aziende familiari che, con la crisi economica, hanno dovuto aprirsi ai capitali stranieri per sopravvivere». A fiutare il business non si esercitano solo i grandi studi, ma anche quelli di medie dimensioni come Nunziante Magrone che nel dicembre scorso ha aperto due sedi a Tirana e a Istanbul. A quest'ultima famiglia appartiene anche Lablaw che ha siglato una partnership con altre cinque law firm dando vita alla L&E Global, un'alleanza strategica in grado di fornire assistenza a livello worldwide sul diritto del l a v o r o . « L a partnership - dichiara l'avvocato Luca Failla, socio fondatore di Lablaw - ci permette di diventare un superstudio virtuale, costituito da 800 professionisti e capace di intervenire in ogni parte del mondo». Una soluzione alternativa per andare all'estero, stavolta senza valigia ma con lo stesso bagaglio di ambizioni e aspettative.
La prima sede aperta ad Abu Dhabi
GIANNI, Origoni Grippo & Partners compie un passo importante negli Emirati Arabi e, primo in Italia, apre una sede ad Abu Dhabi. L'attività prevista dagli avvocati dello studio romano è l'assistenza ai clienti italiani ed europei che operano nell'area, ma anche la gestione di partecipazioni strategiche in fondi sovrani che operano abitualmente ad Abu Dhabi. A disposizione dello studio ci saranno sette professionisti guidati da Riccardo Sensi, socio responsabile della sede già residente negli Emirati.

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