28/03/2011 ItaliaOggi Sette
E' la Turchia la porta d'accesso al Mediterraneo
E' la Turchia la porta d'accesso al Mediterraneo

STUDI & CARRIERE Istanbul sta diventando una meta privilegiata per 6 gli studi d'affari grazie anche alla stabilità politica

Un'economia in forte crescita; la vicinanza con il promettente Medio Oriente, rispetto al quale presenta un quadro socio-politico più stabile; l'avvio di un grande piano di ammodernamento del paese, che passa attraverso l'attrazione di capitali esteri per realizzare le infrastrutture necessarie e privatizzare settori nevralgici dell'economia. Sono le ragioni che spiegano l'interesse crescente del mondo business, e di conseguenza degli studi d'affari, verso la Turchia. Nuove aperture nel paese Il prossimo ad aprire nella penisola anatolica sarà Clifford Chance, che nei mesi scorsi ha siglato una partnership con uno degli studi più forti nel paese, quel Yegin Legal Consultancy fondato e tuttora guidato da Mete Yegin. La sede, il cui avvio è atteso nelle prossime settimane, sarà guidata dal partner del fi nance Simon Williams (attualmente a Londra) e si concentrerà sui temi tradizionali della law-firm, dalle infrastrutture all'energia, dal banking all'm&a. Clifford Chance già da tempo aveva messo nel mirino il mercato turco, avendo seguito alcune delle operazioni più importanti degli ultimi anni, come il tunnel nel Bosforo e i lavori per gli aeroporti di Istanbul e Smirne. Mentre è presente a Istanbul dal 2007 lo studio Padovan, che collabora con la realtà locale, Tevfik Gür che conta 25 avvocati competenti in materia societaria, marittima, b a n c a r i a , finanziaria e giuslavoristica, mentre tra gli internazionali ha una presenza diretta White & Case. A dicembre ha aperto un uffi cio a Istanbul Nunziante Magrone, nel quale lavorano dieci professionisti, di cui otto avvocati, e che conta su clienti come eBay, Bombardier e Forex Place. «Il mercato legale è in larga parte localistico», spiega il socio fondatore Gianmatteo Nunziante, «e meno maturo del nostro, con grandi possibilità di sviluppo». L'avvocato indica nelle infrastrutture, nel banking e nell'immobiliare i settori più promettenti al fi anco di turismo ed energia, mentre le possibili criticità riguardano «la diffi cile comunicabilità degli istituti giuridici locali e la ridotta conoscenza del sistema giudiziario e amministrativo». L'importanza di un partner locale Al di là degli uffi ci operativi, la tendenza prevalente è a seguire le attività nel paese attraverso accordi con realtà locali. Come nel caso di Linklaters, che si è dotato di un team internazionale specializzato nei mercati emergenti in Europa, Medio oriente e Africa Settentrionale e nella Penisola Anatolica collabora con realtà come Hergüner Bilgen Özeke, Paksoy; Pekin & Bayar; e Tabo_lu, Ate_ & Demirhan. Stesso discorso per Pavia e Ansaldo, che nei mesi scorsi ha dato via a un desk Turchia presso l'uffi cio milanese presidiato da Daniele Carminati e Rosario Sapuppo (al fi anco dell'espansione turca di Luxottica, Itway e Biis ), che interagisce con professionisti locali, selezionandoli in base al tipo di assistenza necessaria. «Per operare in Turchia è necessario la presenza di un partner locale abilitato», dice Sapuppo, «anche perché molte realtà turche di primo livello si sono date un'organizzazione e una dimensione simile ai grandi studi d'affari italiani». Lo Studio Carnelutti di Roma collabora in Turchia con lo studio Bener Law Office, guidato da Erin Bener, molto quotato sul fronte delle transazioni internazionali. «Nonostante la crisi degli ultimi anni, l'economia turca ha subito pochi contraccolpi perché già in passato erano state adottate misure per salvare il sistema bancario», spiega Bener, «riorganizzando quelle più fragili e rendendo più effi ciente il sistema del credito». Focus sul project fi nance Alcuni studi internazionali si sono accreditati direttamente presso le autorità locali. È il caso di Dla Piper, che è stato scelto dal ministero della Salute l'incarico di redigere la documentazione standard per la realizzazione del primo ospedale in regime di project fi nancing. Questo settore è presidiato anche da Ashurst, che sta assistendo gli sponsor del progetto autostradale Gebze - Orhangazi - Izmir, in Turchia, che include il ponte sospeso Izmit Bay Passage e le strutture stradali di collegamento. La più grande opera di project finance dell'ultimo decennio, alla quale lavora un consorzio di imprese che comprende Astaldi, Nurol, Özaltin, Mak-Yol, Yüksel e Göçay, mentre il ruolo di advisors fi nanziari dell'opera, che costerà circa 9 miliardi di dollari, è composto da Citibank, BIIS e Akbank. «La tendenza a siglare accordi con gli studi locali, piuttosto che ad aprire uffi ci operativi, si spiega soprattutto con la normativa locale, che subordina l'esercizio della professione all'autorizzazione degli ordini locali», spiega Franco Vigliano, responsabile dell'uffi cio milanese di Ashurst e team leader dell'operazione. «A questo si aggiungono le diffi coltà legate alla lingua ed ai rapporti con autorità locali che diffi cilmente parlano l'inglese». Sul fronte culturale, Vigliano vede un paese «vivo, molto più cosmopolita di tanti altri in Europa, che punta molto sul project fi nance per realizzare le infrastrutture di cui ha bisogno». Una particolarità la rileva nelle modalità di redazione dei contratti: «diversamente dall'impostazione occidentale che parte delle premesse e, attraverso l'articolato contrattuale, arriva alle conclusioni, spesso nella prassi contrattuale di diritto turco viene affrontato prima il nodo essenziale, mentre premesse e conseguenze vengono sviluppate successivamente». Un'ulteriore difficoltà nella negoziazione di contratti internazionali è la tendenza «per altro comune a molti paesi di Civil Law, Italia inclusa» di rinviare espressamente o fare affi damento in modo tacito sulla normativa di generale applicazione, che solo avvocati locali possono conoscere. Ma la situazione sta progressivamente cambiando, «grazie alle grandi opere che attirano investitori da tutte le parti del mondo e anche grazie al numero crescente di professionisti turchi che vanno negli Stati Uniti per specializzarsi». Gli ingenti investimenti nelle infrastrutture sono uno dei principali fattori di attrazione delle aziende italiane secondo Paolo Quattrocchi, partner di Nctm. «Un settore in grande espansione per il processo di privatizzazione portato avanti dal governo turco», aggiunge l'avvocato, «oltre che per i rilevanti interventi nel settore dell'energia elettrica, anche da fonte rinnovabile che vede in approvazione 27 progetti per un totale di circa 1300 MW». Altre privatizzazioni sono vicine all'avvio: «Il governo turco ha intenzione di sviluppare otto tratti autostradali per un totale di circa 1.600 Km», spiega Quattrocchi, «ai quali si aggiungono due ponti sul Bosforo (a Istanbul) e 10 miliardi di investimenti (nei prossimi 12 anni) sull'Alta Velocità e in genere sul comparto ferroviario.


   





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