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Avvocato donna, la mappa e del pink power negli studi
STUDI & CARRIERE Viaggio di AvvocatiOggi nella realtà 2011 al femminile delle law firm
Più spazio alle donne, soprattutto nelle posizioni junior, ma anche in quelle apicali. Per ragioni di merito e non di quote rosa. Negli studi legali d'affari la composizione dei professionisti sta cambiando e un trend costante degli ultimi anni è l'aumento della rappresentanza femminile. Un cambiamento che coinvolge in modo indistinto studi italiani e internazionali, che in alcuni casi ancora isolati hanno affidato il potere a un socio donna. Un anno fa, il rapporto del Censis «Dopo le buone teorie, le proposte. Programma di ricerca per le donne avvocato» ha evidenziato che le donne avvocato rappresentano circa il 50% degli iscritti all'Albo, si laureano prima degli uomini, con voti migliori e superano l'esame di ammissione con più facilità. Ma guadagnano circa la metà rispetto a un collega uomo di pari età. Una condizione che diventa più complessa quando ci si sposta a Sud della Penisola. I dati raccolti da AvvocatiOggi confermano che il percorso di carriera in uno studio legale per una donna è più complesso. Le professioniste citano in modo generalizzato la difficoltà di conciliare impegni personali e professionali e una maggiore responsabilità nei confronti della famiglia. Ma molte donne hanno trovato il modo di superare queste differenze e scalare i vertici della piramide. Ecco come hanno fatto e in che modo le law firm possono favorirle. «Questo è un momento in cui in Italia si dibatte molto della condizione della donna e degli errati modelli che vengono proposti alle generazioni più giovani», commenta Vania Petrella, socio dello studio americano Cleary Gottlieb. «Il panorama del mercato legale è sempre più popolato da professioniste che si fanno largo in posizione di vertice. Sempre più donne sono nominate general counsel di società e le giovani professioniste, forse anche in ragione di politiche di lavoro parttime o flessibile adottate in modo più o meno ufficiale, sono più propense a prendere considerazione carriere di lungo termine nella libera professione», commenta la socia. Clearyè uno degli studi che adotta una politica di favore per le neomadri e i neo-padri e Petrella sostiene che la presenza femminile favorisce il benessere dello studio. «Diversità e integrazione sono tra i valori alla base di Cleary Gottlieb, nella convinzione che la promozione di una varietà culturale, religiosa ed etnica rappresenti un elemento cruciale dell'eccellenza dell'intero studio», aggiunge, spiegando che lo studio ha un apposito comitato ( Committee on Diversity Issues) costituito da oltre 40 avvocati, che si assicura che i proPiù donne danno lustro alla law fi rm fessionisti provengano da diversi ambienti socio-culturali. Nonostante questa attenzione, in Italia lo studio ha solo un socio donna sugli 11 totali. Se si guarda invece alla nuova generazione la percentuale rosa cambia, con 24 professioniste Under 35 in gonnella sul totale di 31. Il 77%. «Nei paesi anglosassoni c'è una maggior presenza di donne professioniste, forse in parte legata anche alla diversa cultura della famiglia e dei rispettivi ruoli», intervengono Barbara Aloisi e Annalisa Rossi di Nctm. Anche in Nctm le differenze tra generazioni però si sentono. Mentre le giovani professioniste sono il 70% del totale, se si considera il totale delle donne sugli avvocati la percentuale cala al 30-35%. «Normalmente tra i praticanti avvocato che lavorano negli studi legali vi sono più donne che uomini, però sono più gli uomini che vengono promossi partner che le donne», sottolinea Cecilia Buresti di Norton Rose. Per garantire le pari opportunità lo studio ha creato un «Diversity and Inclusion Committee». «Siamo consapevoli della necessità di migliorare la proporzione degli avvocati donna che vengono promossi a partner e proprio questo è l'obiettivo del nostro management team», continua. Secondo l'avvocato le ragioni di questo disequilibrio sono diverse. «La presenza di troppo pochi modelli di donne di successo, la carenza di un'attiva sponsorizzazione, strutture e modelli di lavoro poco flessibili, le difficoltà di bilanciare la vita familiare in particolare quando ci sono dei bambini», sono tra le ragioni citate. «Come conseguenza di queste barriere i professionisti donna decidono di abbandonare le prospettive di promozione e lasciano la professione per assumere per esempio ruoli di legali interni nelle società. Questo riduce il numero dei talenti per la futura promozione a partner». Lo studio è determinato nel cambiare questa peculiarità. «Abbiamo individuato 23 donne professioniste che hanno partecipato l'anno scorso a un programma pilota denominato Career strategy program. Ciascuna di loro ha un coach esterno che l'aiuta a raggiungere i suoi obiettivi». Una maggiore rappresentanza femminile si traduce anche in una migliore immagine dello studio. «Nell'attuale scenario del mondo del lavoro il top management delle imprese si aspetta di vedere donne anche ai vertici degli studi legali con i quali si relazionano professionalmente. Sarebbe un grave errore non riflettere questa aspettativa», precisa Buresti, che ha tre figli e di difficoltà pratiche ne ha affrontate diverse. «Forse la più incredibile è stata la necessità di viaggiare spessissimo in aereo durante la mia prima gravidanza. Le compagnie aeree fanno un sacco di difficoltà e non consentono di viaggiare senza un certificato medico che attesti che non ci siamo problemi e credo di aver chiesto almeno 20 di quei certificati al mio medico», ricorda. Questo approccio è comune negli studi legali internazionali. L'inglese Clifford Chance ha espresso il concreto obiettivo di raggiungere a livello globale il 30% di soci donna. In Italia le partner sono 4, il 24% del totale. «Non credo alla uguaglianza tra uomini e donne. Uomini e donne sono diversi per talenti, prerogative, inclinazioni, forma di intelligenza, approccio, sensibilità, forza fisica. Sono diversi necessariamente anche per ruolo nella famiglia, e riuscire nello studio legale a esprimersi, a dare il proprio contributo attraverso tutta la specificità del proprio essere donna senza e per nulla omologarsi all'uomo, questa è la sfida dell'essere donna in uno studio legale», commenta il socio dello studio Tanja Svetina. Come spiega Maria Cristina Storchi di Latham & Watkins invece, lo studio ha lanciato nel 2006 il WEB, il Women Enriching Business. «L'idea nasce per affrontare le sfide tipiche della leadership femminile e per promuovere e sostenere l'affermazione delle donne professioniste, rafforzando i network, sviluppando nuove opportunità di business e investendo nel successo delle donne nel mondo degli affari». L'esperienza di Storchi in studio è stata positiva. «Tutti i miei colleghi, soci e collaboratori, hanno cercato di agevolarmi e di comprendere le mie difficoltà nelle situazioni nelle quali è stato particolarmente complesso mantenere un equilibrio tra gli orari e i ritmi dello studio e le cure della famiglia», commenta. «La maggiore difficoltà che ho avvertito, da quando ho iniziato questa professione più di vent'anni fa, è sempre stata la necessità di dimostrare ad alcuni interlocutori che l'essere donna non implica minore affidabilità in termini di qualità e di tempestività dell'assistenza legale». Mentre gli studi internazionali hanno consolidato nel tempo modelli organizzativi per favorire le donne, gli studi italiani hanno mutuato solo di recente le stesse iniziative, come spiega il socio di Pavia e Ansaldo, Mia Rinetti. Se potesse esprimere un desiderio l'avvocato chiederebbe iniziative concrete, tra cui «incentivi fiscalia favore delle giovani professioniste nella fase di startup dei relativi studi professionali, sgravi fiscali a favore degli studi associati che impiegano collaboratrici e dipendenti donne, una maggior rappresentanza femminile in seno agli organismi decisionali di categoria ed incentivi economici per le donne che vi partecipino e lo sviluppo di iniziative di welfare a sostegno della famiglia e della donna». In Chiomenti, spiega Antonella Brambilla, «tutti i professionisti e soci dello studio, uomini e donne, hanno pari opportunità e attraverso i loro meriti e impegno, nel rispetto dei principi che ne fondano le basi, favoriscono l'immagine dello studio». Le professioniste sono dunque consapevoli dell'impegno richiesto da questa professione. «Negli ultimi cinque anni vi sono stati diversi cambiamenti e le donne hanno sempre più acquisito consapevolezza delle proprie capacitàe nella possibilità di conciliare vita professionale e familiare riuscendo a raggiungere traguardi prima più rari», aggiunge la socia. «La tecnologia ha aiutato tantissimo la possibilità di conciliare attività lavorativa e famiglia e lo studio si è mosso in questa direzione». La frontiera del telelavoro legale Ha per esempio approfittato della possibilità di lavorare da casa Sabrina Galmarini, socio dello studio La Scala e associati. «Avendo avuto due gravidanze a rischio, a breve distanza l'una dall'altra, la maggiore difficoltà è consisista nel garantire ai clienti il medesimo livello di assistenza e qualità. Per questo lo studio mi ha messo a disposizione tutti gli strumenti informatici necessari per lavorare da casa come se fossi in ufficio», ricorda. Maura Magioncalda, socio di Pedersoli, è una delle donne che ha affrontato una carriera nel tradizionalmente maschile settore del banking ed è oggi la responsabile del dipartimento del suo studio. «L'altissima percentuale di avvocati di sesso femminile e soprattutto il numero sempre crescente di donne in posizioni di responsabilità dimostra che lo studio investe nella qualità professionale a prescindere dal sesso dei professionisti interessati», commenta. «Quello che può accadereè sentirsi a volte un po' "circondate" da un ambiente prevalentemente maschile ma personalmente non mi ha mai creato particolari fastidi o sensazioni di disagio. Nei primi tempi di maggiore autonomia professionale mi è capitato però di trovarmi a condurre un meeting con una ventina di partecipanti, tutti uomini,e al mio ingresso nella sala un consulente di controparte, scambiandomi probabilmente per una segretaria, mi ha chiesto di fargli alcune fotocopie». Altri studi hanno affi dato posizioni di peso a professioniste in rosa, come nel caso di Claudia Parzani ( Linklaters ), Claudia Bruscaglioni e Germana Cassar ( Macchi di Celere ), Emanuela Campari ( Legance ), Valentina Zadra( Cleary Gottlieb) e Cristina Martorana ( Clifford Chance ). Silvia D'Alberti, socio di Allen & Overy, uno studio che ha tre soci donna su un totale di 16, conferma che alcune difficoltà ci sono ancora, «anche se sono finiti i tempi in cui si diceva che le donne non accedevano alla partnership perché erano meno qualificate dei loro colleghi uomini. Una donna ha sempre un doppio lavoro: in studio e a casa e deve, quindi, essere molto più organizzata di un uomo per svolgere la sua attività lavorativa». Per il lavoro D'Alberti ha imposto qualche sacrificio alla mia famiglia: «Vacanze procrastinate, cene saltate o fine settimana di lavoro in preparazione di casi. Ma non credo che il sacrificio personale sia diverso per i miei colleghi uomini o per uominie donne che si dedicano ad altre attività con la passione e professionalità che queste richiedono». Lo scorso ottobre Simmons& Simmons ha realizzato un sondaggio interno per meglio comprendere dinamiche, rapporti ed equilibri interni tra i due sessi. Daniela Sabelli spiega che «all'interno dello studio gli equilibri tra uomini e donne sono rispettati. Forse a volte, anche per un atteggiamento culturale, siamo ancora chiamate a dimostrare la nostre competenze e guadagnarci la fiducia sul campo». L'avvocato conferma che «oggi ci sono sicuramente più donne negli studi legali rispetto ad alcuni anni fa con una tendenza di crescita che rispecchia comunque la crescente sensibilità e predisposizione culturale verso questi temi: basti pensare che oggi la presidente di Confindustria è una donna e che anche nel mondo imprenditoriale sempre più donne stanno ricoprendo ruoli di responsabilità». «Sono curiosa di vedere cosa accadrà nei prossimi cinque anni...», commenta Giovanna Puppo, di Gianni Origoni Grippo & Partner. «La presenza femminile, in qualunque realtà lavorativa, solitamente porta con sé precisione, ordine, completezza di informazioni e collaborazione fattiva. Il fatto di essere una donna lavoratrice in uno studio strutturato come Gianni, Origoni, Grippo non ha fatto a ltro che enfatizzare le miei doti di organizzatrice», racconta.La sua è tuttavia una storia di successo. «Per non sacrificare tempo ai miei figli ho concesso meno tempo a me stessa, ma complessivamente mi reputo molto fortunata, faccio esattamente la vita che volevo. Da molti anni Gogp ha introdotto una policy di maternità per le professioniste. Introdotta proprio in occasione della mia prima gravidanza».
La fotografia dell'avvocatura al femminile nelle law fi rm
Nunziante Magrone Donne sul totale professionisti Soci sul totale professionisti 3 8 % - 19 donne 4/15 60% Orrick 38/100 2 20/38 Pavia e Ansaldo 70/150 9/33 24/70 Pedersoli 30/74 8/29 18/37 Pirola Pennuto Zei 177/500 26/121 106/177 Simmons & Simmons 32/73 1/13 22/32 Studio legale Andreano 2 0 2 Studio legale Metta 9/15 2/6 8/9 Toffoletto 33/58 5/11 20/32 Tonucci & partners 40/146 0 nd 4Legal 4 su 10 1/3 tutte Allen & Overy 45/114 3/16 nd Amendolito e Associati 15/20 nd 5 Barberi Biagetti 25/33 2/5 nd Barzanò & Zanardo 28/55 4/6 12/28 Blf studio legale 4/15 0 1 Calmetta 4/8 1/2 1/4 Carnelutti 25/70 4/15 15/30 Chiomenti 100/285 6/53 51 Cleary Gottlieb 31/91 1/11 24/31 Clifford Chance 50% 24% 30% Cms 30/70 9/18 9/19 De Berti Jacchia 38/70 12/24 10 Gogp 122/332 12/65 82/122 Hogan Lovells 50/107 4/19 29/50 Ichino Brugnatelli 15/30 4/13 7/15 La Scala 30/60 9/17 nd Lablaw 14/35 1/9 8 Latham & Watkins 13/40 1/11 7/13 NCTM 30-35% 10/ Oltre 70% Norton Rose nd 1/10 nd Under 35 sul totale professionisti
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