Studi legali in corsa verso la globalizzazione. Per incrementare il business all'estero, le firm italiane non hanno dubbi e puntano sull'amicizia (best friendship) con altri studi. È questo il modello di espansione che, secondo quanto emerge dall'indagine ItaliaOggi, va per la maggiore tra i protagonisti del mercato legale. Se non altro perchè con la formula «patti chiari micizia lunga» ognuno riesce a mantenere inalterata nel proprio paese l'indipendenza. Messa a rischio, invece, da network, alleanze o partnership. Da conquistare, i mercati del business legale di oggi, la city di Londra e la piazza di New York, e quelli del futuro, la Cina e il Medio oriente. Passando per l'Europa dell'Est, l'India e il Sud America. Insomma, tutti gli studi si stanno attrezzando per costruire una rete globale di contatti e dare al cliente la possibilità di investire ovunque desideri. Ma entriamo nel dettaglio, analizzando il risiko di accordi, alleanze e amicizie dei primari studi legali presenti in Italia.
Network e alleanze
I network e le alleanze presenti sul mercato mondiale sono molteplici e di vario tipo. Ci sono innanzitutto le cosiddette alliance, che mettono sotto uno stesso massimo comun denominatore una serie di studi legali di vari paesi per presentarsi in modo unitario sul mercato mondiale. È il caso di Cms, che racchiude sotto questo «marchio» nove law firm europee, tra cui l'italiana Adonnino Ascoli & Cavasola Scamoni, guidata da Paolo Cavasola. Ed è proprio di questi giorni la decisione unanime, da parte dell'alleanza, di stringere le maglie per una maggiore integrazione tra gli studi. L'intento di Cms è quello di agire,nelle 26 giurisdizioni dove è presente, come un'unica organizzazione. «Verrà conservata l'ampia autonomia locale e l'indipendenza ma ci doteremo di standard e procedure comuni», ha precisato Cavasola. È una realtà finanziariamente integrata diffusa in 25 paesi del mondo il network Dla Piper, presente in Italia a Milano e Roma. «L'integrazione finanziaria», ha spiegato Federico Sutti, managing partner per l'Italia, «è l'unico mezzo che consente un'effettiva unicità degli interessi in quanto la condivisione dei benefici e dei rischi finanziari porta a un'effettiva integrazione delle practice dei vari paesi e a un maggiore interscambio anche di lavoro e di clienti». Poi ci sono gli studi legali che sono entrati a far parte di un network per mettere in comune il know how con altri studi stranieri indipendenti e affacciarsi sui principali mercati stranieri. Da ultimo ha aderito a un'alleanza internazionale, che coinvolge altre quattro firm europee, lo studio Nunziante Magrone. «L'alleanza si occupa sia di formazione che di sviluppo di know how e marketing congiunto», ha detto Corrado Rosano, partner. Mentre lo Studio Verna società professionale è uno dei cinque soci fondatori del network Inpact International, nato nel 1989 e composto da 160 società professionali indipendenti sparse in 60 paesi del mondo.
Le partnership
Più delicato il discorso della partnership tra studi italiani e firm straniere. Dove i diversi approcci alla professione spesso non permettono di unire effettivamente le forze per competere alla sfida dell'internazionalizzazione. Emblematica, in questo senso, la relazione tra Hammonds e Rossotto. Che hanno scelto di fondersi per poi ridefinire gli accordi all'inizio del 2007, dopo cinque anni, ritraguardando al futuro la fusione. «Abbiamo deciso consensualmente di tornare indipendenti», ha spiegato Riccardo Rossotto, «mantenendo però l'accordo commerciale. Questo a causa delle evidenti differenze culturali, organizzative e dei metodi di retribuzione. La formula attuale è più flessibile ed efficiente perché obbliga noi a una minore burocrazia reportistica e lascia a entrambi autonomia locale. Per questo il 2007 è stato l'anno più fruttuoso da quando abbiamo iniziato a collaborare». Tiene alla propria indipendenza anche Tonucci & partners, che per puntare ai clienti che contano ha deciso di allearsi con Mayer Brown, una cosiddetta «global law firm» presente in America, Asia ed Europa, che recentemente, a sua volta, ha fatto una fusione con Johnson Stokes & Master, uno degli studi più grandi della Cina. «I clienti importanti,come le multinazionali», ha detto Mario Tonucci, «vogliono essere assistiti da un unico studio a livello mondiale. Il rischio di questi accordi, chiaramente, è quello di perdere la propria identità, anche perché diventerà sempre più ristretto il numero degli studi che dominano a livello globale. Il nostro accordo con Mayer Brown diciamo che è una best friendship molto accentuata, nel senso che esiste un'esclusiva ma moto strutturata perché ci pubblicizziamo insieme».
I best friend
Ci sono poi gli studi legali che per arrivare ai mercati, e ai clienti, più importanti ha scelto di tessere una ragnatela di rapporti di amicizia con gli studi stranieri al top. È il caso, per esempio, dello Studio legale Sutti, che dove non arriva con i suoi uffici sparsi all'estero, e soprattutto nei Balcani, viene «raccomandato» ai clienti dai colleghi stranieri. «Il 40% del nostro fatturato deriva proprio dalla nostra rete di rapporti che ci siamo costruiti in giro per il mondo», ha spiegato Stefano Sutti, «attraverso visite o due diligence su singoli mercati. Detto questo, facciamo anche parte di una serie di network o club specializzati, ma si tratta di alleanze dove gli studi mettono insieme risorse e know how per determinate materie e che poi sviluppano il loro business in totale autonomia». Anche Bonelli Erede Pappalardo, dalla sua costituzione, nel 1999, ha costruito una rete di rapporti con i primari studi europei: si tratta del gruppo dei cinque best friends, del quale fanno parte anche Bredin Prat (Francia), Hengeler Mueller (Germania), Slaughter & May (Gran Bretagna) e Uría Menéndez (Spagna). I cinque studi collaborano su base non esclusiva ma continuativa. Tutta una serie di studi, poi, come Di Tanno e associati, D'Urso Gatti e associati, Pedersoli e associati, Camozzi Bonissoni Varrenti & associati, Macchi di Cellere Gangemi, si avvalgono di collaborazioni con studi legali esteri, in particolare in Europa e negli Stati Uniti.
Gli attendisti e i contrari