«Ci sono solo un paio di alleanze di questo genere in Europa». Così Gianmatteo Nunziante e Corrado Rosano, i due partner di Nunziante Magrone responsabili dell'operazione, sintetizzano l'entrata dello studio legale italiano nel network internazionale composto da Nabarro (Regno Unito), August & Debouzy (Francia), Gsk Stockmann & Kollegen (Germania) e, sempre da ieri, Rodés Y Sala (Spagna). Un «blocco» che arriva in questo modo a contare circa 900 avvocati in cinque giurisdizioni con 17 uffici. Un'armata, appunto, con pochi eguali nel Continente. E così, mentre altri studi italiani fanno marcia indietro, e tornano a separarsi dai partner esteri, Nunziante Magrone gioca una carta «cui affidare il proprio salto dimensionale». Perché, dunque, cercare ora la strada delle alleanze? Era nei progetti da un anno e mezzo, da quando abbiamo definito il piano strategico a cinque ani. Il nostro studio, nato nel 1998, conta 40 professionisti (con sedi a Roma, Bologna e Milano). Sebbene garantisca una qualità all'altezza dei big, aveva bisogno di aumentare la dimensione e il bacino di riferimento. Cosa vi attendete da questa strategia? Guardiamo a quanto avvenuto ai partner francesi e tedeschi, aggregati al network cinque anni fa: erano un quarto delle dimensioni attuali. Così, a fine 2008 puntiamo ai 50 professionisti associati. E guardiamo al traguardo dei 100 nei prossimi anni, con l'obiettivo, di conseguenza, di entrare nella top ten degli studi italiani. Nessun timore di dover fare retromarcia? In realtà, le alleanze che si sono concluse con la separazione degli studi italiani nascevano su un equivoco di fondo: i gruppi anglosassoni davano come presupposto la completa fusione. Cosa che, viceversa, non era nel Dna dei partner italiani. Per contro, senza la vera fusione, erano alleanze solo formali, una sorta di best friendship, in cui si distribuivano i lavori tra gli amici. Nel vostro caso, invece, quali sono i risvolti concreti? Nella nostra alleanza non ci sono equivoci. Vogliamo restare indipendenti, ma nel contempo ci sarà un supporto reciproco su diversi piani. Dal punto di vista della tecnologia, saranno creati e condivisi documenti e modelli: per esempio, omologando le lettere di intenti o le due diligence check list. Sul piano del know how, sono previsti practice group in cui consentire confronti tra i responsabili dei diversi studi legali, o mettere a punto giornate di formazione. Quindi, ci sarà collaborazione sul piano del marketing, con eventi comuni, condivisione dei target clients e incontri congiunti con gli stessi clienti. Insomma, una carta cruciale per la crescita. Certo. Questo settore è ormai un mercato maturo, ad altissima competizione. Sono definitivamente passati i tempi in cui erano sufficienti le conoscenze personali del fondatore.